Striscia, nuova violenta aggressione a Brumotti: il pusher africano gli salta addosso (video)

martedì 23 Febbraio 12:42 - di Carlo Marini
pusher FOTO

Non è nuovo a questo tipo di disavventure ma sabato mattina a Brescia, in via Rizzo, Vittorio Brumotti e due operatori di Striscia la notizia se la sono vista particolarmente brutta: aggrediti da tre spacciatori con pugni, calci e sputi durante le riprese di un servizio sullo spaccio di droga.

Gli aggressori hanno danneggiato anche il furgone della troupe, due telecamere e la bici di Brumotti. L’inviato del Tg satirico di Antonio Ricci era andato a Brescia in seguito alle tante segnalazioni di cittadini esasperati perché in quella zona, frequentata anche da famiglie e bambini, gli spacciatori fanno ormai da tempo i loro traffici indisturbati, alla luce del sole. “È l’aggressione più violenta che abbia mai subito. Ho temuto il peggio, ma questo non mi scoraggia ad andare avanti nella battaglia per liberare le piazze d’Italia dalla droga”, dichiara Brumotti.

Solo l’arrivo delle Forze dell’Ordine, che hanno portato in caserma gli assalitori per accertamenti, ha posto fine alla violenta aggressione. Il servizio andrà in onda la prossima settimana a Striscia la notizia.

Brumotti è divenuto famoso anche all’estero

Campione di bike trial estremo, collezionista di primati da Guinness e conduttore televisivo in varie trasmissioni di successo. Il “vendicatore” a due ruote ha continuato a raccontare al pubblico i mali sociali con il suo “100% Brumotti“. Negli ultimi anni, “questo Batman in bicicletta ha un nuovo obiettivo: la criminalità organizzata – scrive Vanderbilt – Qualche mese dopo, con il coronavirus in pieno svolgimento, sono sorpreso di vedere nuovi segmenti ‘100% Brumotti‘ apparire su Striscia”.

Un rapporto del 2014 dell’istituto di ricerca italiano Demoskopika ha stimato che la rete ha generato 53 miliardi di euro, circa 59 miliardi di dollari di oggi, nel 2013. “È come McDonald’s senza tasse”, dice Brumotti al giornalista anglosassone. Un parallelo comprensibile, che spiega perché la lotta alla droga non viene combattuta con troppa convinzione.

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