Stefania Sandrelli: “Che squallore discorsi di genere e quote rosa!”. Bye Bye Boldrini

sabato 6 Febbraio 18:02 - di Agnese Russo
stefania sandrelli quote rosa

Ragionare “in termini di quote rosa e generi” è “squallido” e “riduttivo”: Stefania Sandrelli prende spunto dal suo ultimo lavoro per una riflessione sul modo in cui, oggi, vengono affrontati i temi delle differenze di genere e del rapporto tra uomo e donna. In Lei mi parla ancora, diretto da Pupi Avati, interpreta Rina Cavallini, madre di Vittorio Sgarbi e della sorella Elisabetta, e moglie di Giuseppe, autore del libro omonimo dal quale il film è stato riadattato. Libro e film (che sarà in onda su Sky dall’8 febbraio) raccontano la storia d’amore tra Giuseppe e Rina, una figura femminile a tutto tondo, totalmente protagonista eppure priva di qualsiasi accento femminista. “È magnifico, ed è un piccolo segno che dice tutto”, sottolinea Sandrelli, riferendosi proprio a questa caratteristica.

Stefania Sandrelli contro le quote rosa

“Significa avere un carattere pari a quello di un uomo. Senza questo, secondo me non si riesce a condividere un tubo. Perciò ai miei dico sempre: cerchiamo di camminare uno a fianco dell’altro, non io davanti e tu dietro o viceversa. È più semplice camminare insieme”, ha spiegato l’attrice in una lunga intervista concessa a La Verità. Per Sandrelli in tutto questo parlare di generi emerge un antagonismo tra uomini e donne che non ha esitato a definire “squallido, per ciò che conosco di uomini e donne”. “Trovo riduttivo ragionare in termini di genere e di quote. È vero che noi donne dobbiamo fare squadra sennò veniamo calpestate, però – ha sottolineato l’attrice – c’è modo e modo di farlo”.

“Amo i film corali: non ci sono quote, tutti contano”

“Cosa intende per riduttivo?”, le ha quindi chiesto Maurizio Caverzan, che ha firmato l’intervista. Sandrelli ha risposto facendo l’esempio delle “quote rosa”. “È un’espressione che un po’ mi spaventa, mi sembra senz’anima”, ha chiarito. Un modo di vedere le cose che Sandrelli ha riferito anche al suo lavoro. Alla domanda su quale figura femminile le sia rimasta più nel cuore, infatti, l’attrice ha risposto di aver sempre cercato “una corrispondenza alla donna italiana” e, per questo, di preferire “i film corali”. “Meno quote e meno genere. Ho accettato parti che non spiccavano, ma che erano ugualmente importanti. In un film ci sono cose che non si vedono e non si dicono. Il cinema corale – ha ribadito – è quello che mi piace”.

“La Chiave? Mi ha liberato”

Poi l’immancabile domanda su La Chiave. Sandrelli ha rifiutato la lettura secondo la quale sarebbe il film che ha segnato di più la sua carriera, ma ha rivendicato l’importanza di quella pellicola con una formula che potrebbe far accapponare la pelle a molte femministe. “Di sicuro – ha detto – quel personaggio mi ha liberato e quindi, in qualche misura, mi ha sostenuto”. “Un attore lavora con il proprio cervello e il proprio corpo. Non ho avuto timore a mostrarmi nuda, perché – ha conclusoil corpo è uno strumento di lavoro“.

 

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