Salvini va da Draghi: «Mi ha chiamato lui». Riaperture e vaccini: ecco di che cosa hanno parlato

martedì 23 Febbraio 12:35 - di Fortunata Cerri
Salvini

Matteo Salvini va da Mario Draghi. E si comporta come il vero dominus del governo, anche se non ha alcun ruolo ministeriale all’interno dell’esecutivo. «Mi ha chiamato lui», dice al termine dell’incontro. E poi afferma: «Sarebbe banale parlare di sottosegretari, è un compito che lascio a voi anche perché qualcuno non ha fatto i compiti…». Sulla nomina del “sottogoverno”, «noi saremmo pronti a partire anche adesso, tra un minuto, ma altri hanno difficoltà…».

Salvini: «C’è sintonia con Draghi»

Quanto alle misure adottate dal governo, Salvini chiarisce subito: «Noi siamo per la tutela della salute, ma con interventi mirati e in questo c’è sintonia con il presidente Draghi e son contento. Se c’è un problema in quella zona, in quella provincia, come ad esempio a Brescia, intervieni in provincia di Brescia, non è che fai il lockdown nazionale da Bolzano a Catania. Dunque chiusure mirate e un ritorno alla vita: se si può pranzare tranquilli, allora si può cenare tranquilli». Quanto alle palestre, impianti sportivi, oratori, istituti culturali «possono tornare a operare garantendo salute e distanza. E chi non può operare deve essere rimborsato istantaneamente». A chi gli domanda se Draghi non sia dunque su una linea strettamente rigorista, replica:  «Chiedetelo a lui. Io non mi permetto di mettere in bocca ad altri dichiarazioni. Ma penso che ci sia voglia di cambiamento anche da questo punto di vista. Certo attenzione, cautela, se ci sono terapie intensive occupate non si scherza con la salute della gente. Però alcune norme di buon senso, quelle sui ristoranti ad esempio mi sembrano palesi: se sono sicuri a pranzo, allora lo sono anche a cena»

Salvini: accelerazione piano vaccinale

Con il premier Mario Draghi, il leader della Lega Matteo Salvini ha parlato anche dell’accelerazione sul piano vaccinale. «Sì – risponde ai cronisti lasciando Palazzo Chigi – e son contento che un ministro leghista come Giorgetti avrà un incontro a breve con le industrie farmaceutiche per pensare a una produzione italiana. Quando c’è di mezzo la salute non si guarda in faccia nessuno. Se si riescono a portare le aziende farmaceutiche a sostenere una produzione vaccinale italiana, non uso il termine sovranità… però non dover dipendere da altri mi lascerebbe tranquillo».

«Il giudizio su Arcuri lo darà la Storia»

Per produrli in Italia serve del tempo. «Sì, ma almeno per due anni andiamo avanti, ci sarà il richiamo annuale», replica Salvini. «Dal momento in cui cominci con la produzione servono quattro mesi, se inizi a marzo vuol dire che per l’estate hai una produzione di vaccino fatto in Italia, dunque non dipendi da Bruxelles o dalla multinazionale X o Y». A chi infine gli chiede se l’incarico a Giorgetti preluda qualche problema per il super commissario Domenico Arcuri, «noi vogliamo dare il nostro contributo – risponde – il giudizio su Arcuri lo darà la Storia».

Bonaccini dà ragione a Salvini sulle riaperture

E Bonaccini dà ragione a Salvini sull’apertura dei ristoranti. «Differenze tra Boccia e Gelmini? La cosa positiva è che ci si vede spesso anche di domenica. Tra poco, il 5 marzo, scadrà il Dpcm, bisognerà intervenire. È ragionevole il discorso di Salvini quando dice di introdurre una maggiore flessibilità per alcune categorie, laddove i rischi sono minori. Ad esempio i ristoranti la sera, nelle città dove le cose vanno meglio». E poi ancora: «Ci sono molti settori in difficoltà, come quello del turismo, dei bar, dei ristoranti e altri – ha spiegato – E ci sono due settori di cui non parla mai nessuno: lo sport e la cultura. Servono ristori immediati e superiori per aiutare queste categorie. Diamo tempo al governo di assestarsi».

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