Qualcuno informi il “giapponese” Travaglio: i grillini ingoieranno anche l’odiato “Psiconano”

venerdì 5 Febbraio 9:10 - di Marzio Dalla Casta
Travaglio

Povero Travaglio. Qualcuno lo informi che i suoi 5Stelle, per come lui li immaginava – senza macchia e senza paura – si sono già suicidati da un pezzo. E che quelli che lui pungola quotidianamente attraverso infuocati editoriali sono in realtà puro spirito, mera astrazione. In poche parole: non esistono. E forse non sono mai esistiti. Erano contro la Casta, ma solo, per prenderne il posto. E infatti, eccoli qua: imbullonati alle poltrone e pronti a tutto pur di non schiodarvisi. Pronti a tutti, soprattutto. Persino allo «Psiconano», tornato di prepotenza a campeggiare sulla vetrina del Fatto Quotidiano ora che la possibilità dell’incesto tra Forza Italia e M5S a sostegno di Mario Draghi si fa sempre più concreto.

Ennesimo editoriale di Travaglio sui 5Stelle

La poltrona, appunto. E Travaglio lì a disegnare scenari da incubo (per lui, ma non per Di Maio) ricordando le grandi battaglie grilline del passato. Una pena davvero a vederlo così inascoltato, addirittura scansato sin nella lettura mattutina del suo Fatto. Ce li immaginiamo gli ex-duri e puri pentastellati, tazzina fumante di caffè in mano, sfogliare di malavoglia il giornale che fu il “libretto rosso” del loro assalto al cielo. Oggi lo aprono e pensano “chissà questo rompicoglioni che cosa ha scritto stamattina”. Solo lui, Travaglio, non si rende conto di aver ormai oltrepassato la soglia dell’accanimento terapeutico.

La presa di distanza di Peter Gomez

L’unico della redazione, almeno a giudicare dalla stizzita reazione di Peter Gomez al semplice «voi» sussurrato dall’ex-star Antonio Di Pietro ospite di Myrta Merlino. «Io non sono grillino, non sono Marco Travaglio», ha ricordato alzando i decibel, quasi a voler erigere un muro che lo separasse dall’«amico più caro». Ma era l’unico modo per far capire al mondo esterno che lui non c’entra un fico secco con l’accanimento terapeutico sul rammollito corpaccione grillino. I declini cominciano sempre così. Si comincia con le prese di distanza per finire sotto chiave all’arrivo degli ospiti. Non vi sfugge neanche  l’inossidabile Travaglio che vede spianarsi davanti a sé il fatale viale del tramonto. Lo percorrerà anche lui, curvo sotto il peso di antiche illusioni poi diventate cocenti delusioni. La più grande si chiama Beppe Grillo. Sic transit

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