Papa in Iraq, minacce e opportunità. L’esperto: un attentato è difficile, ma il Paese è a rischio

giovedì 4 Febbraio 19:25 - di Lara Rastellino
minacce per Papa in Iraq

Il Papa in Iraq, un viaggio a metà strada tra minacce e opportunità. Riguardo al quale Gabriele Iacovino, direttore del Centro Studi Internazionali (Ce.S.I.), dichiara:  Sebbene l’Iraq rimanga «un Paese in cerca di stabilità nonostante la sconfitta militare di Daesh», è «difficile immaginare che uno dei gruppi terroristici presenti sul terreno possa attentare al Papa». Anche perché, queste visite si tengono in un contesto di sicurezza di un certo livello. E non siamo più nell’Iraq del 2003, dove nessuno poteva sentirsi al sicuro». Certo è, però che in Paese è ancora in una fase di instabilità, in balia di molti attori controversi. Gabriele Iacovino lo afferma ad Aki-Adnkronos, analizzando, tra pro e contro, il quadro della sicurezza dell’Iraq in vista della visita del Pontefice: programmata dal 5 all’8 marzo.

Papa in Iraq, un viaggio a metà strada tra minacce e opportunità

Cellule di Daesh sono ancora operative nel Paese arabo. Come dimostra il recente raid condotto congiuntamente dalle forze irachene e statunitensi, nel quale è stato ucciso il leader dell’Isis, Jabbar Salman Ali Farhan al-Issawi. Ma, secondo Iacovino, il vero problema per l’Iraq è il fatto che il governo centrale non abbia risolto un problema di fondo, ovvero dare risposte alle rivendicazioni della popolazione sunnita e del cui malcontento si nutre l’ideologia jihadista. «Non bisogna dimenticare che l’Iraq è stato la culla dell’elaborazione del nuovo pensiero radicale che ha portato al passaggio da al-Qaeda all’Isis», ricorda infatti l’esperto. Sottolineando che senza l’appoggio decisivo di fazioni estremiste sunnite, questo processo non si sarebbe concretizzato.

Il Paese è ancora in balia dell’incertezza

Il malcontento sociale ed economico che è stato alla base del sostegno alle organizzazioni terroristiche «resta. Anzi, è peggiorato», prosegue l’esperto. Ricordando le manifestazioni che nell’ultimo anno e mezzo hanno visto moltissimi giovani scendere in piazza contro il governo centrale. Per questo, secondo Iacovino, «l’Isis rappresenta una minaccia per il futuro del Paese. Specialmente se le autorità irachene non andranno ad intaccare quelle condizioni che hanno creato i presupposti dell’insorgenza legata all’ideologia jihadista. Che si chiami al-Qaeda o Daesh».

Preda di troppi fattori e molti attori

In più, prosegue Iacovino, vi è un altro «fattore di incertezza». Che riguarda il sostegno degli Stati Uniti a Baghdad. «Non sappiamo se Biden vorrà cambiare determinate decisioni prese da Trump» di mettere fine alla presenza militare Usa nel Paese. Ma certo – secondo l’esperto – la mancanza di certezze può indebolire la lotta al terrorismo. L’Iraq – conclude quindi – è un Paese «in balia degli attori regionali come l’Iran e l’Arabia Saudita. Ecco perché considero la visita del Papa un’occasione per Baghdad per attrarre sostegno internazionale».

 

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