Molecole naturali anti Covid in bergamotto, limone e tè. Minelli: “Sono un possibile scudo”

sabato 6 Febbraio 14:01 - di Redazione
bergamotto

Da alcune molecole naturali contenute nel bergamotto, limone, cardo e tè, potrebbe arrivare un scudo per l’infezione da Covid. A spiegarlo all’Adnkronos Salute è l’immunologo Mauro Minelli.

“E’ rigenerativa quella medicina che si occupa di promuovere e attivare le naturali capacità riparative del nostro organismo. Una sua corretta attuazione presuppone necessariamente una profonda conoscenza dei meccanismi cellulari e che sono alla base delle singole malattie. A queste pratiche non poteva evidentemente sfuggire la Covid-19. In relazione ad essa, davvero tanti sono oramai gli studi. Molto intendono proporre, con cognizione di causa, l’impiego preventivo e curativo del cibo nei confronti dell’infezione da Sars-CoV-2”.  Così il professor Minelli, che è responsabile per il Sud della Fondazione italiana di medicina personalizzata.

Molecole naturali contro il Covid 19: possono fare da scudo

A proposito di molecole naturali anti Covid, evidenzia l’esperto, “sempre più si vanno definendo le strategie del piano di invasione elaborato dal Sars-CoV-2 a danno delle cellule umane. E che, oltre che del già noto recettore Ace-2 che è ‘serratura esterna’, sembrano avvalersi, una volta che il virus sia entrato nella cellula, anche del supporto inconsapevole (ma utilissimo al virus) di alcune ‘vie metaboliche’ dell’uomo. E cioè di una catena di reazioni chimiche attivate e modulate, nello specifico, dall’enzima istone deacetilasi (Hdac) oltre che dai microRna-335 e 26b. Sul blocco auspicabile dell’Hdac si stanno concentrando studi diversi e assai qualificati, finalizzati a individuare farmaci capaci di impedire l’infezione da Sars-CoV-2 in ragione della loro capacità di inibire, attraverso l’inattivazione di Hdac, l’interazione tra virus e cellula umana. Tuttavia – continua Minelli – consideriamo anche altre opzioni nella ricerca e nel possibile sviluppo di presidi terapeutici capaci di agire efficacemente sul nuovo coronavirus”.

Esperidina (limone) e rhoifolina nel bergamotto

“Tra queste – precisa – gli scienziati riservano particolare attenzione al blocco funzionale della principale proteasi (Mpro) e della glicoproteina Spike (S). In particolare, la prima delle due è considerata elemento indispensabile per la replicazione del virus. Infatti, una sua inibizione comporterebbe l’effettiva incapacità del virus di sopravvivere nell’organismo umano che è naturalmente sprovvisto di Mpro. Dunque – avverte l’immunologo – il blocco delle funzioni di Mpro sarebbe letale per il virus, ma sicuro per gli esseri umani. Si è visto come prodotti naturali derivanti dal limone (esperidina), dal cardo (pectolinarina), dal tè (epigallocatechina gallato) o dal bergamotto (rhoifolina), avendo alta affinità di legame tanto con Mpro quanto con la glicoproteina S, potrebbero essere in grado di inibirne l’azione impedendo così il legame del virus con la cellula da infettare. Ma hanno una bassa biodisponibilità, limite quest’ultimo che potrebbe essere efficacemente superato studiando la possibilità di intervenire con liposomi o nanoparticelle”.

Il lavoro scientifico internazionale sulle molecole naturali anti Covid

“In un recente lavoro scientifico (‘Active Compounds Activity from the Medicinal Plants Against Sars-CoV-2 using in Silico Assay’ – Biomed Pharmacol). che ha utilizzato come confronto farmaci sintetici raccomandati dalla Fda come remdesivir, ribavirina e lopinavir, clorochina e idrossiclorochina, si è visto come questi principi attivi abbiano mostrato un minore effetto inibitore nei confronti delle proteine Mpro e S rispetto all’esperidina, la pectolinarina, l’epigallocatechina gallato e rhoifolina. Tra l’altro, l’esperidina sembra avere anche un’eccellente affinità per la Tmprss2, una proteasi transmembrana importantissima per la diffusione del Sars-CoV-2 all’interno della cellula”, prosegue Minelli.

Sperimentazioni cliniche ancora in corso

“E’ molto importante – puntualizza lo specialista – usare con grande attenzione e prudenza queste informazioni. Arrivano, infatti, da sperimentazioni cliniche in corso, finalizzate a fornire indicazioni di efficacia relative composti naturali bioattivi, essendo stato dimostrato che gli integratori a dosi non corrette possono provocare squilibri in altre vie metaboliche”.

“Come dire – chiarisce l’immunologo – che l’uso degli integratori, anche se di origine alimentare, andrebbe esclusivamente gestito sotto indicazione del clinico esperto che sappia indicarne dosi e tempistiche corrette, visto che le componenti bioattive sono, a tutti gli effetti, molecole che agiscono sul nostro sistema biologico e che quindi sarà importante assumere correttamente e non liberamente e indiscriminatamente”.

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