Meloni: “L’Italia non è una democrazia di serie B, il popolo ha diritto di scegliere”

mercoledì 3 Febbraio 21:07 - di Viola Longo
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“L’Italia non è una democrazia di serie B, il popolo ha diritto di scegliere e di farlo soprattutto nei momenti di difficoltà”. Giorgia Meloni continua a ribadire che il voto è “la strada maestra” per uscire dalle secche di questo momento. “Non condivido la scelta del Presidente della Repubblica di aver escluso il voto”, ha chiarito, assicurando che “continuerò a fare quel che posso per lavorare a uno scenario che porti l’Italia al voto“.

Meloni: “L’Italia non è una democrazia di serie B”

Ospite prima a La7 e poi a Rai2, la leader di FdI ha chiarito di non avere “nulla contro Draghi”. “Ma – ha precisato – è una scelta che non mi sento di avallare“. Già nel corso della giornata Meloni aveva chiarito che “non c’è alcuna possibilità di una partecipazione o anche di un sostegno da parte di Fratelli d’Italia al governo Draghi”. Una posizione che necessita di una mediazione all’interno del centrodestra, dove le sensibilità sono diverse, ma c’è in tutti la ferma intenzione di lavorare compatti per dare stabilità al Paese. Per questo Meloni, pur ribadendo che “per noi l’unica strada restano le elezioni”, ha voluto proporre l’opzione dell’astensione. “Mezzo passo verso l’altro è l’astensione, ma solo – ha chiarito a La7 – se tutto il centrodestra fa la stessa scelta”.

Se ci fosse una data per le elezioni…

C’è solo uno scenario sul quale Meloni è apparsa più possibilista. “Se ci fosse la data del voto, se qualcuno dicesse si vota tra due mesi, dopo aver fatto il Recovery plan, allora – ha spiegato – potremmo discutere di tutto”. Ma “non credo che una personalità come la sua si sia messa a disposizione solo per tre mesi“, ha quindi sottolineato la leader di FdI, spiegando che “oggi, sulla carta, darei per scontato che finisca con un governo Draghi”.

“L’unità del centrodestra è un valore”

Dunque, Meloni lavora per fare in modo che il Paese, in uno scenario di tutti contro tutti, che sembra perfino amplificato dall’arrivo di Draghi, possa continuare a contare su una coalizione che sa procedere insieme, unita da visioni e valori. “Spero di no”, ha risposto a chi le chiede se sul nome dell’ex governatore della Bce si consumerà la rottura del centrodestra. “Chi conosce il percorso di Fratelli d’Italia – ha spiegato – sa che in questi anni abbiamo lottato più degli altri per la compattezza della coalizione, anche quando lo pagavamo sul piano dei consensi. L’unità del centrodestra – ha chiarito – è un valore e farò del mio meglio per perseguirlo, ma certo non snaturare me stessa”. Insomma, lei la sua parte l’ha fatta, “se poi gli altri preferiscono fare altre scelte non sarà colpa mia”.

Per Draghi “gli stessi problemi dei governi precedenti”

“È già accaduto in passato che pezzi del centrodestra andassero al governo con altri, a parte noi che siamo monogami. Ma – ha domandato Meloni – andare al governo con il Pd? Con i responsabili del disastro?”. “Se il governo Draghi nascesse – ha proseguito – avrebbe gli stessi problemi dei governi precedenti: una platea di partiti che lo sostiene troppo eterogenea per fare cose chiare. Mi chiedo: se si mettono insieme nello stesso governo Pd e Lega, esattamente, qual è la politica migratoria che facciamo? Difendiamo i confini o facciamo entrare tutti? Qualcuno mi deve rispondere, perché poi i provvedimenti di un qualunque governo passano per il Parlamento”.

Il no al proporzionale: “È una legge salva-inciucio”

E sul tavolo c’è anche il tema della legge elettorale. “No, io il proporzionale non lo voto“, ha spiegato Meloni. “È una legge salva inciucio fatta scientificamente per impedire agli italiani di dire da chi vogliono farsi governare. Il centrodestra – ha ricordato – è sempre stato favorevole al maggioritario. Quindi se decidessero di sostenere Draghi magari mi darebbero una mano a portare a casa il maggioritario”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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