Mattarella infastidito dai veti di Pd e sinistra, aveva detto governo privo di “formula politica”

lunedì 8 Febbraio 15:34 - di Riccardo Angelini
Mattarella

Il presidente Sergio Mattarella, nel giorno in cui Mario Draghi comincia il secondo giro di consultazioni, lascia trapelare un senso di fastidio per come sono andati i primi colloqui.

Mattarella infastidito dai veti del Pd

In particolare il Capo dello Stato sarebbe innervosito per i veti che alcuni partiti hanno posto. Lo scrive il quirinalista del Corriere Marzio Breda e non è difficile capire con chi ce l’abbia il Quirinale. E’ il Pd che ha fatto i capricci per la presenza della Lega e così anche il M5S ha posto condizioni, mentre Salvini, Renzi e Forza Italia si sono affidati a Draghi aspettando che fosse il premier incaricato a scoprire le carte.

Il Quirinale aveva chiesto un impegno diverso

Il Corriere parla di un Sergio Mattarella sconcertato. “Perché – si legge sul Corriere – aveva chiesto «a tutti» un impegno diverso: dare la fiducia a «un governo di alto profilo, che non debba identificarsi con alcuna formula politica». Ecco il punto. La guerra a mettere il proprio sigillo sull’esecutivo, alzando un veto su qualcun altro pronto alla coabitazione e obiettando che «se ci sono loro non possiamo starci noi», va contro i presupposti da cui il presidente della Repubblica ha maturato questa soluzione d’emergenza. Infatti, si ragiona sul Colle, stavolta non sono gioco le diverse famiglie politiche con le loro identità, ma l’Italia. E se non si spezza la catena degli interdetti e si minaccia magari di offrire a Draghi solo un appoggio esterno, si rischia di insidiare alla radice il suo tentativo”.

Nel Pd si era parlato di appoggio esterno

Di appoggio esterno si era parlato nel Pd, con successiva smentita, per evitare di avere ministri politici accanto a Salvini o a Giorgetti in consiglio dei ministri. Un’idea che sarebbe venuta al gran suggeritore Goffredo Bettini. E’ dunque proprio il Pd il soggetto politico che ha sconcertato il Colle. Nel frattempo Mario Draghi non si sa se opterà per il modello Monti o per il modello Ciampi ma di sicuro ha risposto picche a Zingaretti che chiedeva di definire un perimetro europeista alla maggioranza (cioè di tenere fuori la Lega): la sintesi – ha replicato il premier incaricato – spetta a me.

 

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