Salvini ministro, per Draghi si può fare. Il Pd punta i piedi e fa perdere la pazienza al premier

sabato 6 Febbraio 15:26 - di Adele Sirocchi

Se la Lega entrerà nel governo Draghi si parla di due ministeri di peso, uno dei quali spetterebbe proprio a Matteo Salvini. Un’idea che proprio il premier incaricato intenderebbe percorrere senza indugi, anche perché non gli conviene avere all’opposizione Lega e Fratelli d’Italia insieme.

Salvini ministro, Pd e Leu fanno perdere la pazienza a Draghi

Ma mentre Salvini non ha posto alcun veto nelle consultazioni con Draghi, così non hanno fatto il Pd e Zingaretti. Riuscendo nell’impresa di far perdere la pazienza all’ex presidente della Bce. Lo stesso Zingaretti non esclude di fare il ministro e un posto lo vorrebbe anche Giuseppe Conte. Solo che per i due sarebbe davvero imbarazzante trovarsi in consiglio dei ministri a fianco di Matteo Salvini.

Salvini ministro, il Pd preferiva una “maggioranza Ursula”

Il Pd immaginava un governo retto solo da una “maggioranza Ursula”, cioè con dentro Forza Italia e basta. L’ingresso dei leghisti, e per di più del capo in prima persona, rappresenta ora un ostacolo non di poco conto rispetto alle aspettative di fare del governo Draghi una fotocopia del Conte bis.

Lega e Forza Italia insieme hanno 115 senatori e 222 deputati

“Per Conte, Cinque Stelle, Pd e cespugli rossi – scrive Libero –  il problema quindi è uno solo, ma molto grosso, perché si chiama Matteo Salvini. L’elefante che in queste ore è tentato di sedersi in quello che considerano il loro nuovo salotto. E se arriva lui, addio alla continuità col vecchio governo e al sogno di condizionare Draghi. Nessuno dubita più che l’esecutivo guidato dall’ex governatore di Bankitalia nasca: il problema è quale colore avrà, ossia su quali equilibri si reggerà. Tra Camera e Senato, i leghisti sono 194: un contingente secondo solo a quello del M5S (282, in continuo sgretolamento), ma infinitamente più disciplinato. Se i parlamentari di Salvini entrano nella maggioranza, la spostano pesantemente a destra. Assieme ai 143 eletti di Silvio Berlusconi formerebbero una massa di 115 senatori e 222 deputati, cui si aggiungerebbero altri sparsi nel gruppo misto”.

La tagliente risposta di Draghi a Zingaretti

Così, nonostante il messaggio di Mattarella per il quale il governo che nascerà non dovrà avere una formula politica, sia la delegazione di Leu sia quella del Pd hanno cercato di mettere paletti e di far capire a Draghi che doveva privilegiare la vecchia maggioranza. Ma Draghi ha risposto a Leu che avrebbe accolto volentieri Salvini nel governo, e a Zingaretti che insisteva sull’incompatibilità con i leghisti il premier incaricato ha risposto in modo ancora più tagliente: la sintesi spetta a me, quando ve la comunicherò mi farete sapere se la trovate ripugnante…

Stizza a sinistra, nel Pd circola l’ipotesi dell’appoggio esterno

La stizza dei compagni di Leu e Pd è stata talmente forte che a sinistra è cominciata a circolare l’idea di accordare la governo solo un appoggio esterno. Tesi smentita all’ora di pranzo ma che continua a serpeggiare tra mugugni e mal di pancia vari. Mario Draghi intanto ha lasciato la Camera dopo la terza giornata di consultazioni e lascia a tutti il tempo del weekend per riflettere. Poi, da lunedì, secondo giro di incontri.

 

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