M5S, in bilico il summit segreto con Conte. La fuga di notizie scatena l’ira dei “peones”

sabato 27 Febbraio 10:22 - di Michele Pezza
Conte

«Oltre agli eletti stiamo espellendo anche gli elettori. Si rischia di passare dal reggente al commissario liquidatore». A girare il dito nella piaga dei 5Stelle, appesi orami alle decisioni di Giuseppe Conte, è Vincenzo Spadafora, già ministro dello Sport del Conte-bis e ora appiedato dalla formazione del nuovo esecutivo. Forse è anche per questo che dal Corriere della Sera ora si fa portavoce di «un cambio di passo radicale». Spadafora, in verità, era finito nella lista dei possibili transfughi per via di alcuni colloqui “carbonari” da lui tenuti con alcuni ribelli e con Di Battista. Ma lui stesso ha poi chiarito non aveva alcuna intenzione di abbandonare il MoVimento.

Il vertice dei big è fissato Marina di Bibbona

Resta, la sua, una voce critica. Al pari di tante altre che hanno subito la scelta di sostenere Mario Draghi. Lo hanno fatto un po’ per paura dell’espulsione e un po’ perché coltivavano la recondita speranza di entrare nella lista dei sottosegretari. Ora che il governo è formato, chi ne è fuori trova ragioni ulteriori per recalcitrare. E che l’aria tra i 5Stelle sia irrespirabile, lo conferma indirettamente il sussurro che ha dato in pasto alla stampa la notizia del vertice di Marina di Bibbona, fissato per domani e poi annullato d’imperio da un infuriato Beppe Grillo. Avrebbe dovuto parteciparvi lo stato maggiore pentastellato, compreso Giuseppe Conte, sempre più nei panni del salvatore della patria grillina. La fuga di notizie ha fatto saltare tutto, almeno per ora.

Più che una speranza, Conte è un’illusione

Soprattutto ha scatenato l’ira del grosso del MoVimento, ormai apertamente insufflato dall’inconsolabile Marco Travaglio. «A cosa è servito fare un anno di Stati generali, se poi la linea cambia a Bibbona?», ha chiesto polemicamente il deputato Francesco Berti. Ma le sue parole sono più rappresentative di uno stato d’animo che ormai coinvolge molti e che conduce quote crescenti di parlamentari a contestare apertamente i vertici. Il più preoccupato è Davide Casaleggio: ogni defezione, volontaria o seguita ad espulsione, significa 300 euro mensili in meno in cassa. «Più che evolvere – constata Sergio Battelli – il M5S sta evaporando». Conte è l’estrema speranza. Ma forse è solo l’ultima illusione.

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