Luxuria fa il piagnisteo: ora Draghi penserà all’economia e non alla legge sull’omotransfobia

venerdì 5 Febbraio 19:42 - di Redazione
Luxuria

Vladimir Luxuria si preoccupa del destino del ddl Zan e si chiede che fine farà la legge contro la omotransfobia ora che Draghi sta per formare un nuovo governo.

Il tweet di Vladimir Luxuria

“Con #Draghi – scrive su Twitter – che destino avrà la legge contro la #omobitransfobia? Il professor Draghi non si è mai espresso su queste tematiche e temo che l’emergenza economica e sanitaria (unita alla ricerca di sostegno di partiti tra i più vari) sacrificherà un disegno di legge importante”. 

Luxuria: col governo di larghe intese la legge sull’omotransfobia sarà sacrificata

In pratica, osserva Luxuria, un governo di larghe intese sostenuto da quella che già gli osservatori chiamano “maggioranza Mattarella” di certo non metterà al primo posto in agenda il ddl Zan, oggetto nell’era Conte di numerose polemiche e critiche anche da parte della Chiesa.  Per Luxuria le altre emergenze passano in secondo piano, e sembra quasi volerle negare quando le indica come “scusa” per rimandare l’approvazione di una legge molto discussa e tutt’altro che condivisa.

Le opposizioni contro il ddl Zan

Il ddl Zan introduce come aggravante la violenza o l’induzione alla violenza causata da omotransfobia, rafforzando la legge Mancino contro le discriminazioni. Per le opposizioni, però, la legge mira a tappare la bocca a chi critica alcuni obiettivi delle battaglie Lgbt, cioè l’adozione da parte di coppie gay e la gestazione per altri (utero in affitto).

Meloni: vogliono introdurre un nuovo reato di opinione

L’ultima manifestazione contro la legge supportata da Pd e M5S – che ha avuto il primo sì a Montecitorio – si è tenuta lo scorso ottobre a piazza del Popolo. In quell’occasione Giorgia Meloni si schierò con i manifestanti.  Secondo Meloni i manifestanti hanno avuto il coraggio di “dire chiaramente che il vero obiettivo del ddl Zan-Boldrini-Scalfarotto sull’omotransfobia non è combattere le discriminazioni. Ma introdurre un nuovo reato d’opinione. Perché non c’è niente di civile e moderno nel definire “omofobo” chiunque dica no alla barbarie dell’utero in affitto. O difenda il diritto di un bambino ad avere un padre e una madre».

Meloni: non si discrimini la libertà di opinione

Il nostro ordinamento, puntualizzò ancora Giorgia Meloni in quell’occasione, «tutela già oggi qualsiasi tipo di offesa alla persona a prescindere da quale che sia il suo orientamento sessuale e i dati ufficiali confermano che non c’è nessuna emergenza. Lo scopo di questa proposta è un altro. Punire, mettere in carcere e rieducare chi non si allinea al mainstream. Lo ha ribadito anche oggi il presidente della Cei, il cardinal Bassetti: “La libertà di pensiero non può essere discriminata perché ritenuta discriminante”. È una battaglia di libertà e di democrazia e noi di Fratelli d’Italia saremo sempre in prima linea per combatterla».

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