Il vero nemico di Draghi è la sinistra con il torcicollo. Da Pd e Leu veti fuori tempo massimo

sabato 6 Febbraio 9:16 - di Marzio Dalla Casta
Draghi

La Azzolina si dispera per la poltrona di ministro che se ne va? Si consoli con quella della Camera. I grillini non riescono a digerire l’alleanza con B.? Prendano un Maalox ed eviteranno anche il bruciore di stomaco. Il Pd ha problemi di coabitazione con la Lega? Chiami un architetto di facileristrutturare.it e risolva. In alternativa, si cerchi un altro tetto. Benvenuti nell’anno zero dell’era Draghi. Ai partiti ci vorrà un po’ di tempo per farci il callo, ma è meglio che si rendano conto subito che l’avvento di SuperMario è destinato ad incidere in profondità. Altro che disquisizioni su governi tecnici e/o politici. Sarà quello del premier con tanti saluti alla liturgia della lottizzazione, delle incompatibilità ideologiche e delle fedeltà pro-tempore.

Draghi inciderà sugli assetti politici

Ce lo vedete l’ex-presidente della Bce che dosa le presenze nell’esecutivo con il bilancino del farmacista mentre il Pil sprofonda e la curva dei contagi risale? Ma neanche per sogno. Vero è che persino il Duca di Wellington, l’uomo che sconfisse Napoleone a Waterloo, da capo del governo dovette arrendersi ai riti della politica («sono entrato per dare ordini e sono uscito ricevendo consigli»), ma è altrettanto vero che Draghi la sua battaglia deve ancora combatterla. E perciò difficilmente lascerà che siano altri a selezionare l’esercito, ad approntare la strategia e a scegliere il terreno.

Che dirà il Zingaretti il 25 aprile?

Poi, certo, ci saranno le incombenze imposte dalla quotidianità, quell’irrimediabile sottobosco di intermediazioni fatto di compromessi al ribasso e di accordi a perdere. Ma è come i furterelli in un centro commerciale: fisiologici. Quel che invece appare certo è che tutti dovranno dismettere i vecchi tic da pugile suonato. Già, è proprio questa la novità dell’era Draghi. E riguarda soprattutto il Pd, il partito che tuttora pasce su antiche rendite di posizione. E che ancora oggi sta tentando di ricondurre il governo di tutti (o quasi) alla logica della contrapposizione. E solo perché, diversamente, Zingaretti non saprebbe che cosa dire il prossimo 25 aprile, quando si presenterà all’Anpi in veste di alleato di Berlusconi e soprattutto di Salvini. Che goduria.

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