Il “core ingrato” del M5S verso Davide Casaleggio: troppo coerente, meglio dargli il benservito

8 Feb 2021 10:39 - di Agnese Russo
casaleggio m5s

Sempre uguale a se stesso e alle idee che furono il manifesto di suo padre. Per questo oggi, Davide Casaleggio, da guru del M5S ne diventa spauracchio. Qualcuno che è meglio mettere all’angolo per non doversi confrontare con il tradimento di quell’anima che il Movimento non ha più, come ha sottolineato qualche giorno fa Emilio Carelli, dando l’addio ai pentastellati. “Nessuno più di lui rappresenta la parabola di un Movimento capace di divorare a cuor leggero sé stesso e i suoi principi per la propria sopravvivenza quotidiana“, scrive sul Corriere della Sera Marco Imarisio, che traccia, appunto, la “parabola di Casaleggio, inviso ai deputati che anche lui ha scelto”.

Davide Casaleggio e il M5S: “Da leader a intruso”

“Da leader a intruso”, sentenzia il titolo dell’articolo, che ripercorre gli omaggi e l’approccio quasi fideistico che il Movimento riservava al figlio del fondatore Gianroberto, subito dopo la prematura scomparsa del padre. Un rapporto che si è presto incrinato e non solo per la misera diatriba sull’obolo da girare a Rousseau.

“Ha la colpa di non essersi mai mosso dalle sue idee”

“Davide Casaleggio non ha colpa per essere figlio di suo padre, ma è colpevole – scrive Imarisio – di non essersi mai mosso dalle sue idee. Dettaglio non da poco nel M5S, che dopo avere teorizzato con orgoglio lo splendido isolamento ha fatto alleanze con l’intero arco parlamentare, quasi nessuno escluso, e ora si appresta a provare l’unica posizione che ancora gli mancava. L’abbraccio con un governo più o meno tecnico”.

Il declino di Rousseau

In questa granitica ostinazione a non spostarsi di un millimetro dalle idee della fondazione, il Corriere vede le ragioni profonde del distacco tra quella pattuglia parlamentare disposta a tutto e il giovane Casaleggio. Una presenza ingombrante, la sua, ormai tanto quanto quella della piattaforma Rousseau. Che da “insopprimibile strumento di democrazia”, come lo definì Luigi Di Maio, è diventata un insopportabile legaccio.

Non solo una questione di soldi

Il Corriere ricostruisce le tappe di questa “caduta repentina” dei rapporti in chiave tutta politica: la contrarietà di Casaleggio alla caparbietà con cui, all’indomani delle politiche, il M5S volle andare al governo pur non avendo numeri sufficienti; le perplessità sulla scelta di puntare tutto e subito sul reddito di cittadinanza; la sollecitazione ad andare ad elezioni anticipate già dopo il disastroso esito delle europee; l’impossibilità di accoglie con favore l’alleanza con il “Pd meno elle”, sul quale Gianroberto aveva posto un veto in una delle sue ultime apparizioni pubbliche. Dunque, secondo l’analisi di Imarisio, non regge alcuna delle altre giustificazioni sull’allontanamento di Casaleggio jr: dal carattere spigoloso alla cassa battuta per Rousseau.

Casaleggio ricorda al M5S “cosa sono diventati”

Roba nota anche quando l’erede veniva osannato. Ma che è esplosa quando è diventato lo specchio della cattiva coscienza che gran parte del M5S vuole dimenticare. Una sorta di Dorian Gray al contrario, dove sotto la pesante coperta resta il volto intatto degli inizi e ad andarsene in giro è, invece, il volto deformato da malefatte e tradimenti. Davide Casaleggio, si legge ancora sul Corriere, “è diventato un corpo estraneo. Quasi un intruso, che nell’ultima settimana trascorsa a Roma ha potuto parlare solo con i ‘suoi’ senatori, il partito degli scontenti”. Ha ricucito con Grillo, certo, ma “resta inviso a gran parte dei parlamentari che ha contribuito a scegliere. Forse perché – conclude Imarisio – con la sua espressione indecifrabile, il Davide Casaleggio sempre uguale a sé stesso ricorda loro cosa pensavano di essere in un tempo ormai lontano, e cosa invece sono diventati oggi“.

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