Fuoco amico su Attanasio e Iacovacci? Di Maio difende la Farnesina: «Avevano le auto blindate»

mercoledì 24 Febbraio 9:53 - di Robert Perdicchi

I feretri dell’ambasciatore italiano in Congo Luca Attanasio e del carabiniere Vittorio Iacovacci, uccisi in Congo durante un agguato, sono arrivati ieri sera a Ciampino a bordo di un volo di Stato. Ad accogliere le bare dei due connazionali uccisi in un agguato, il presidente del Consiglio Mario Draghi, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio e il ministro della Difesa Lorenzo Guerini.

Dovrebbero essere svolte oggi le autopsie sui corpi dei nostri connazionali, mentre i funerali dell’ambasciatore si dovrebbero celebrare giovedì mattina alle 9.45 a Roma, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri. La salma sarà poi trasferita a Limbiate, dove ci sarà una camera ardente in Comune, e, sabato, una cerimonia funebre. Con Attanasio e Iacovacci è morto anche Mustapha Milambo, autista del Programma alimentare mondiale.

Le indagini sul massacro delle tre persone

E’ il “Fatto Quotidiano” a fornire una versione diversa sulla possibile dinamica della vicenda, parlando di possibile “fuoco amico” sull’uccisione dell’ambasciatore italiano, Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Iacovacci e dell’autista congolese Mustapha Milambo. “Gli investigatori del Ros, in missione a Kinshasa, intendono acquisire informazioni sulle armi in dotazione ai ranger che difendono il parco nazionale di Virunga, intervenuti subito dopo l’attacco al convoglio del Pam lungo la strada tra Goma e Rutshuru, nella provincia del Nord Kivu, martoriata dalla presenza di milizie etniche, criminali e jihadiste, ma ritenuta percorribile senza scorta dalle Nazioni Unite. L’analisi delle armi dei ranger sarà utile per capire se è stato uno dei loro proiettili a colpire gli italiani. Il governo della RDc ha la sua versione: i due italiani sono stati uccisi dai loro rapitori, armati con “cinque kalashnikov e un machete”, scrive il quotidiano diretto da Marco Travaglio.

Di Maio ricostruisce l’agguato in Congo di Attanasio e Iacovacci

Una versione smentita però dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio, che ha relazionato alla Camera sulla strage del Congo. “L’ambasciatore italiano nella Repubblica democratica del Congo, Luca Attanasio, e il carabiniere Vittorio Iacovacci, morti nell’agguato di due giorni fa insieme all’autista Mustapha Milambo sono stati vittima di un vile agguato, che ha stroncato le loro giovani vite e sconvolto quelle dei loro cari. Gli aggressori hanno sparato dopo aver ricevuto l’intimazione a gettare le armi dai Rangers”. Dunque, non si tratterebbe di fuoco amico.  Secondo Di Maio l’ambasciata italiana aveva a disposizione due auto blindate, ma non si comprende se fossero in uso quella mattina della strage. “A  differenza di quanto riportato da alcuni organi di stampa, vorrei chiarire che l’ambasciata è dotata di due vetture blindate, con le quali appunto l’ambasciatore si spostava in città e per missioni nel Paese, sempre accompagnato da almeno un carabiniere a tutela”. Anche nel giorno dell’agguato?

La versione della Farnesina sui movimenti

“In qualità di capo missione, l’ambasciatore Luca Attanasio aveva piena facoltà di decidere come e dove muoversi all’interno del Paese”, ha aggiunto in aula Di Maio. Di Maio ha ricordato la distanza di circa 2.500 chilometri tra Kinshasa e Goma e ha riferito che “l’ambasciatore e il carabiniere si sono affidati al protocollo delle Nazioni Unite, che li ha presi in carico fin da Kinshasa, su un aereo della missione Onu Monusco, per il viaggio fino a Goma”. “La missione si è svolta su invito delle Nazioni Unite”, ha aggiunto, puntualizzando che “quindi anche il percorso in auto si è svolto nel quadro organizzativo predisposto dal Programma Alimentare Mondiale”.

Infine, il commosso ricordo da parte del ministro. “E’ stato straziante ieri sera accogliere, al fianco del presidente Draghi e dei familiari, le salme dei nostri due connazionali, vittime del vile agguato che ha stroncato le loro giovani vite e sconvolto quelle dei loro cari. Un ritorno a casa tragico, che ci riempie di angoscia” ha detto  il ministro degli Esteri, con un discorso concluso nell’applauso commosso della Camera.

I duecento carabinieri impegnati all’estero

Secondo quanto riferisce Libero, sono 201 i militari della seconda brigata in servizio all’estero. “Di questi, 151 sono impegnati nei “dispositivi di protezione” delle rappresentanze diplomatiche italiane considerate più a rischio. Un elenco che comprende – oltre al Congo – anche le sedi in Afghanistan, Arabia Saudita, Egitto, Iraq, Israele, Libano, Libia, Pakistan, Somalia, Sri Lanka, Venezuela e Usa. Iacovacci, prima di partire per l’Africa, nel 2018 aveva frequentato un corso di formazione specifico, finalizzato proprio ai militari destinati al servizio di scorta del personale diplomatico.

 

 

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