Draghi strizza l’occhio in aula a Pd e M5S. Poi cita Conte e viene sommerso di «buuu» (video)

mercoledì 17 Febbraio 12:35 - di Natalia Delfino
draghi conte

Un discorso di merito, non esente da alcune furbizie politiche. Mario Draghi nelle sue dichiarazioni programmatiche per la fiducia al Senato ha puntato sulla mozione dei sentimenti per richiamare alla «responsabilità sociale», sentendosi tutti prima di ogni cosa «cittadini italiani». Ma sull’attesa discontinuità, per quanto abbia marcato in maniera nemmeno troppo velata alcuni fallimenti di chi lo ha preceduto, ancora una volta non ha dato quel segnale preciso che si auspicava. E, se alla fine del discorso si è guadagnato una pressoché scontata standing ovation da parte dell’ampia maggioranza che lo sostiene, Draghi è riuscito comunque a dividere l’aula, quando ha citato Giuseppe Conte. Dai banchi, infatti, si sono levati diversi «buuu».

Draghi in continuità con Conte sul Recovery

Non c’è stato solo il ringraziamento di rito a Conte per come «ha affrontato una situazione di emergenza» senza precedenti. Draghi ha anche chiarito che «il precedente governo ha già svolto una grande mole di lavoro sul Programma di ripresa e resilienza. Dobbiamo approfondire e completare quel lavoro che, includendo le necessarie interlocuzioni con la Commissione europea, avrebbe una scadenza molto ravvicinata, la fine di aprile». Dunque, sul Recovery si riparte da dove si era lasciato. Una rassicurazione che forse potrà rabbonire la componente giallorossa della maggioranza, ma che certo lascia perplessi rispetto alle ragioni stesse della nascita del nuovo governo.

Le strizzatine d’occhio a Pd e M5S e la frecciata a Salvini

Di concessioni ai partiti dell’ex maggioranza, del resto, il premier ne ha fatte diverse, tutte politiche. Moltissimo si è soffermato sul tema della transizione ecologica, che certo è una questione enorme, ma è anche la pezza d’appoggio con cui il M5S ha giustificato il proprio sostegno all’esecutivo. Al Pd, lacerato dalla questione delle quote rosa ministeriale, ha lanciato l’osso dell’occupazione femminile e della disparità salariale tra uomo e donna, che certo è altra questione cruciale, ma della quale in questo momento non sfuggono le implicazioni di diversa natura. Mentre per quanto riguarda le anime diffuse nel Parlamento, ai cattolici ha offerto la citazione di Papa Francesco. Ai ferventi europeisti ha regalato una frecciata a Salvini, sulla «irreversibilità dell’euro» e sul fatto che «non c’è sovranità nella solitudine».

Quei fallimenti che Draghi presenta come trampolini

Quanto al merito, poi, Draghi ha messo in chiave propositiva le notazioni sui precedenti fallimenti nei vari settori. La scuola, per la quale si deve «disegnare un percorso educativo» complessivo e puntare sul «capitale umano», ovvero l’esatto opposto di quanto fatto finora. Le infrastrutture, per le quali va posta particolare attenzione «agli investimenti in manutenzione delle opere». La lotta alla pandemia, nella quale bisogna ricorrere a «tutte le strutture disponibili, pubbliche e private».

La gestione economica, che va fatta guardando al futuro dei «nostri figli», specie «quando aumentiamo il nostro debito pubblico senza aver speso e investito al meglio le risorse che sono sempre scarse». La sanità, che necessità di una riforma a tutto campo. Il reddito di cittadinanza, con l’accento sull’urgenza di dare piena operatività ai centri per l’impiego. Le riforme, il tema su cui Draghi è stato più duro, dicendo che i tentativi messi in campo hanno fallito perché sono stati «parziali» e «dettati dall’urgenza del momento, senza una visione a tutto campo che richiede tempo e competenza».

L’appello a «lavorare insieme senza pregiudizi»

Epperò il tenore complessivo dell’intervento di Draghi è stato rivolto a puntellare, rimarcando, al di là delle singole questioni, una continuità. Impostazione che è emersa anche quando ha sostenuto che «si è detto e scritto che questo governo è stato reso necessario dal fallimento della politica. Mi sia consentito di non essere d’accordo. Nessuno fa un passo indietro rispetto alla propria identità ma semmai, in un nuovo e del tutto inconsueto perimetro di collaborazione, ne fa uno avanti nel rispondere alle necessità del Paese, nell’avvicinarsi ai problemi quotidiani delle famiglie e delle imprese che ben sanno quando è il momento di lavorare insieme, senza pregiudizi e rivalità».

L’invito a concentrarsi sul nemico comune: il virus

Come? Draghi ha utilizzato la più rodata delle strategie: identificare un nemico comune, con cui depotenziare le rivalità interne. «Il virus è nemico di tutti», ha detto aprendo il suo discorso, richiamando al «principale dovere» della «responsabilità nazionale» e chiedendo di non cercare etichette per il suo governo. «È semplicemente il governo del Paese, non ha bisogno di un aggettivo che lo definisca», ha avvertito, accontentando tutta la maggioranza. O quasi.

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