Da Renzi un sì incondizionato a Draghi: “Sto sereno, ci vediamo nel 2023”

venerdì 5 Febbraio 15:00 - di Bianca Conte
Renzi da Draghi

La delegazione di Italia Viva, con Matteo Renzi, ha appena lasciato il tavolo per le consultazioni con il premier incaricato Mario Draghi. Secondo giro iniziato alle 11 per : Seconda corsa sulla formazione del nuovo governo. Tra gli incontri fissati oggi dall’ex presidente Bce, quelli con Italia Viva, Fratelli d’Italia, Pd e Forza Italia, che rinuncia alla presenza di Silvio Berlusconi a scopo precauzionale. E il coro che si alza dagli spalti di Italia Viva è un corso di consensi e di sì. Incondizionati.

Renzi da Draghi, da Italia Viva un sì incondizionato

«Iv accoglie l’appello del Presidente della Repubblica e sosterrà il governo indipendentemente dal nome dei ministri. Da quanti tecnici e politici» sarà composto. E dopo la miccia innescata da colui che Conte, ancora ieri, ha definito “il sabotatore”, Renzi a nome di Italia Viva dichiara netto: «Siamo al fianco e a disposizione» di Draghi. Senza se e senza ma. Salvo aggiungere l’auspicio di rito. «Auspichiamo che tutte le forze assumano lo stesso atteggiamento a sostegno del governo Draghi», dichiara Renzi nella sua ecumenica chiamata a raccolta (o all’ammucchiata di tutti, che dir si voglia, tra politici e tecnici). Perché «l’appello del Presidente della Repubblica era rivolto a tutti. Chi oggi pone veti nei confronti di altri, non solo commette un errore politico. Ma sta rifiutando l’appello del Presidente della Repubblica. Che ha escluso che il governo abbia una connotazione politica, ma invitato tutte le forze a dare sostegno all’esecutivo».

Il diktat: «Noi abbiamo detto di ascoltare l’appello del capo dello Stato»

Un commento rilasciato a caldo, che pone un interrogativo che, immancabilmente, i cronisti rivolgono a Renzi. «Sbagliati i veti di Salvini e di Leu?». «Io non giudico le decisioni degli altri. Di Salvini e di Leu. Ognuno risponde davanti a sé e al Paese», tuona apocalittico il leader di IV. Poi, smorzando i toni, aggiunge: «Comunque vada  valuterà il premier incaricato. Noi abbiamo detto di ascoltare l’appello del capo dello Stato». Ingenuamente: come se i suoi appelli non fossero quelli che sono: una sorta di diktat dettati tra anacoluti e fumose motivazioni.

Il ringraziamento a Bellanova, Bonetti e Scalfarotto

da Renzi, insomma, un fiume di parole ridondanti, che ripetono a leitmotiv lo stesso concetto. A cui segue, dopo le dimenticanze e la sovraesposizione dei giorni scorsi – anche a scapito delle ministre dimissionarie e del sottosegretario sacrificati – la postilla riconoscente, in calce a tutto. «Ringrazio chi in questi giorni difficili ha avuto la forza di opporsi alla corrente mono direzionale che vedeva in Italia Viva la sola responsabile della crisi. Grazie a chi ha sostenuto, nuotando controcorrente, la posizione di Italia Viva. Questo valga in special modo per le giovani generazioni. Per i giovani amministratori. E per chi crede nella res pubblica». Come se dal sacrificio di ministri e parlamentari Renzi punti davvero solo, ed esclusivamente, al “bene del Paese”…

Renzi da Draghi, un leader deferente che si scioglie in un deliquio di “grazie”

Insomma, è un Renzi deferente. Lungimirante. Un leader di partito che offre sostegno a prescindere, fideisticamente. Ma, soprattutto, a giudicare dalle sue parole è un senatore grato, quello che esce dall’incontro con Draghi. Che nel profluvio di grazie: «Al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per autorevole e alto magistero, per la grande capacità di risoluzione della crisi, per essere stato in questi 6 anni e per essere un arbitro rispettoso delle regole». Al premier incaricato: chiamato ad amministrare e «spendere 209 miliardi in arrivo dall’Europa». E come detto ai suoi partner di partito, “immolati ” sull’altare della causa renziana. E riforme da suggerire? «Il premier ha conoscenza dei dossier approfondita – replica subito il numero uno di IV -. Battaglia storiche in cui impegnare i fondi del recovery per investimenti e non su bonus, sono già sul tavolo. Manderemo tutto il nostro materiale», risponde ancora Renzi. Poi rivela i temi indicati nel colloquio: noi «abbiamo evidenziato le questioni del lavoro, con la Bellanova. Le regole parlamentari, con i dl e non i dpcm, grazie alla Boschi ( e ci mancava un altro grazie all’elenco…). Il piano choc per le infrastrutture, di cui ha parlato Faraone».

Renzi, Draghi: «Una polizza per figli e nipoti»

Quindi, facendosi beffa di misure restrittive e detrattori furenti, Matteo Renzi si abbassa per un attimo al mascherina e sfoggia un sorriso smagliante. «Scusate, ma è solo per farvi vedere come sto…», dice ai cronisti al termine del colloquio con il presidente Mario Draghi accompagnato da Teresa Bellanova, Davide Faraone e Maria Elena Boschi, elegantissima in un tubino nero senza maniche. E provando a svicolare ulteriori domande ribadisce solo: «Con l’indicazione di Mario Draghi, il Colle ha individuato l’interlocutore che ha portato un’immediata ventata di credibilità e fiducia nel Paese». Un uomo, un premier, che per Renzi «è una polizza assicurativa per i nostri figli e i nostri nipoti. Un elemento di grande serenità e solidità». Ma il quesito più pressante aleggia nell’aria: «Governo più tecnico o più politico? Chiedetelo a Draghi. C’è un presidente incaricato. Ieri non aveva i numeri, oggi ne ha pure troppi…». E il Recovery? «Chiedete a Draghi», insiste il numero uno di IV. E allora: preoccupato che in un governo così largo Italia Viva possa essere irrilevante? «Preoccupato? – taglia corto –. Io sono rilassato. Ci vediamo nel 2023…”.

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