Covid, la mazzata dell’Iss: «Indice Rt a 0,99. Sei regioni verso il rischio alto». Ecco quali sono

venerdì 19 Febbraio 14:03 - di Luciana Delli Colli
regioni rischio

Cresce l’indice Rt in Italia e cresce anche il numero dei contagi per 100mila abitanti. Non sono buoni i dati i dati del monitoraggio settimanale dell’Istituto superiore di sanità sull’andamento del Covid nel nostro Paese. I numeri parlano anche di 5 regioni sopra la soglia critica per quanto riguarda i ricoveri e di 6 regioni che nelle prossime settimane hanno «un’alta probabilità» di passare dall’attuale rischio medio a un rischio alto.

Il tracciamento resta un miraggio

Secondo quanto riferito dall’Iss, nel periodo 27 gennaio-9 febbraio, l’indice di contagio medio calcolato sui casi sintomatici è stato pari a 0.99 (range 0.95– 1.07), in crescita rispetto alla settimana precedente e con un limite superiore che comprende l’uno. In crescita anche l’incidenza dei contagi, passata dai 133,13 casi per 100mila abitanti della settimana 1-7 febbraio, ai 135,46 della settimana 8-14 febbraio. Dunque, il monitoraggio fotografa una situazione «lontana da livelli (50 per 100mila abitanti) che permetterebbero il completo ripristino sull’intero territorio nazionale dell’identificazione dei casi e tracciamento dei loro contatti».

Indice Rt superiore a 1 in dieci regioni

Nel dettaglio le regioni e province autonome che hanno un Rt puntuale maggiore di 1 sono dieci. Di queste 9 hanno «anche nel limite inferiore» del range, «compatibile con uno scenario di tipo 2, in aumento rispetto alla settimana precedente». Le altre Regioni hanno, invece, «un Rt puntuale compatibile con uno scenario di tipo 1». Le 10 regioni con Rt superiore a 1 sono Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia Romagna, Liguria, Molise, province autonome di Bolzano e Trento, Toscana e Umbria.

12 regioni a rischio medio, 6 vanno verso il rischio alto

Entrando ancora più nello specifico dei dati della settimana dall’8 al 14 febbraio, l’Iss spiega che «l’Umbria ha un livello di rischio alto». La Regione quindi si candida a entrare tutta in zona rossa. A rischio moderato ci sono invece 12 regioni e province autonome: Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Marche, Molise, la provincia autonoma di Bolzano e quella di Trento, la Toscana e la Valle d’Aosta. Di queste, 6 hanno «una alta probabilità di progressione a rischio alto nelle prossime settimane». Si tratta di Abruzzo, Emilia-Romagna, Marche, Molise, le province autonome di Trento e Bolzano. Otto regioni invece hanno un rischio basso: Calabria, Lazio, Liguria, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia e Veneto.

La situazione dei ricoveri: 5 regioni oltre la soglia critica

Per quanto riguarda i ricoveri l’Iss parla si una sostanziale stabilità di territori che hanno un tasso di occupazione in terapia intensiva e/o aree mediche sopra la soglia critica. Sono 5. Si tratta di Marche, Bolzano e Umbria, che presentano un sovraccarico sia nelle terapie intensive sia in area medica, e di Abruzzo e Friuli Venezia Giulia, solo per le intensive. «Il tasso di occupazione in terapia intensiva a livello nazionale – si legge nel report dell’Iss – continua ad essere alto, ma sotto la soglia critica (24%)». Complessivamente, il numero di persone ricoverate in terapia intensiva è in lieve diminuzione da 2.143 (9 febbraio 2021) a 2.074 (16 febbraio). Anche il numero di persone ricoverate in aree mediche è in lieve diminuzione, passando da 19.512 a 18.463 nello stesso periodo.

L’Iss: «Servono misure restrittive»

Ma «tale tendenza a livello nazionale – avverte l’Istituto superiore di sanità – sottende forti variazioni interregionali con alcune Regioni dove il numero assoluto dei ricoverati in area critica e il relativo impatto, uniti all’incidenza, impongono comunque misure restrittive».

 

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