Congo, Vittorio Iacovacci non ha sparato. I Ros: nel caricatore ancora tutti i proiettili. Tre le inchieste

giovedì 25 Febbraio 21:04 - di Paolo Lami
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Non avrebbe sparato alcun colpo di pistola il carabiniere Vittorio Iacovacci, ucciso assieme all’ambasciatore Luca Attanasio e al loro autista locale, Mustapha Milambo, nel conflitto a fuoco avvenuto nella Repubblica Democratica del Congo il 22 febbraio scorso.

E’ questo il primo dettaglio che emerge dalle indagini sulla pistola del militare dell’Arma acquisita dai carabinieri del Ros.
Gli investigatori del Reparto specializzato dell’Arma indagano, sotto il coordinamento della Procura di Roma, sulla morte di Iacovacci e dell’ambasciatore Luca Attanasio,

L’arma, trovata dagli investigatori congolesi nel fuoristrada in cui si trovavano i due connazionali e consegnata ai carabinieri del Ros, aveva, infatti, nel caricatore ancora tutti i proiettili. Ed è stata acquisita e riportata in Italia insieme agli indumenti che indossava Iacovacci.

I carabinieri del Ros hanno anche acquisito un tablet trovato nel fuoristrada su cui viaggiavano, nel nord est del Congo, su una strada considerata dall’Onu non pericolosa, l’ambasciatore e il carabiniere di protezione in forza al 13° Reggimento che si occupa proprio della protezione degli asset e del personale italiano all’estero.

Dalle analisi che verranno effettuate sul dispositivo, nell’ambito delle indagini condotte dalla Procura di Roma per sequestro di persona con finalità di terrorismo, si cercheranno informazioni utili per ricostruire prima di tutto l’organizzazione del viaggio e gli spostamenti di Attanasio e Iacovacci. Che erano nel nord est della Repubblica Democratica del Congo da due giorni. E che stavano andando a vedere i risultati di una missione umanitaria del World Food Programme in un villaggio della zona considerata, in realta, particolarmente pericolosa dai servizi di intelligence.

“Ci sono tre inchieste al momento in corso per esaminare le circostanze in cui il 22 febbraio scorso l’ambasciatore Luca Attanasio, la sua scorta Vittorio Iacovacci e l’autista Mustapha Milambo sono stati uccisi”, ha chiarito oggi, con un comunicato, il World Food Programme,.

Il riferimento è alle inchieste dell’Undss, il Dipartimento per la Sicurezza dell’Onu, delle autorità italiane e e delle autorità della Repubblica democratica del Congo.

Wfp ha richiesto e sta collaborando con l’inchiesta condotta dall’Undss ed ha offerto la sua piena collaborazione alle autorità italiane e di Kinshasa“, dice l’agenzia dell’Onu che ha sede a Roma che poi ribadisce la sua solidarietà e vicinanza “alle famiglie, amici e colleghi di quelli che hanno perso tragicamente le loro vite”. E l’impegno a lavorare “per una veloce conclusione delle inchieste in modo che i fatti possano essere appurati con trasparenza ed integrità”.
Il problema, infatti, è che Attanasio era stato invitato proprio da Wfp, ovvero dall’Onu. E che si è mosso senza scorta e su macchine del Wfp proprio perché il Wfp ha ritenuto, sulla base di informazioni ricevute, che quella strada non era pericolosa e, quindi, che qualsiasi viaggio poteva svolgersi senza scorta. Un’informazione che, alla luce di quanto è accaduto – ma anche sula base di quanto emerso sucessivamente e delle relazioni delle agenzie di intelligence – era assolutamente falsa. E ora Wfp deve chiarire.

 

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