Votare con la pandemia? Si può. In Olanda il premier Rutte si dimette e si torna al voto il 17 marzo

venerdì 15 Gennaio 18:05 - di Laura Ferrari
Rutte

Un governo che si dimette nel mezzo di una pandemia, durante la più grande crisi dai tempi della Seconda Guerra Mondiale? Si può fare. Chiedete al premier olandese Mark Rutte, a guida di un governo di centrodestra. Oggi Rutte ha formalizzato le dimissioni sull’onda di uno scandalo che risale al periodo tra il 2012 e il 2017, quando ha governato anche la sinistra. Immaginate il paragone con il nostro Paese. 

Il governo olandese si è dimesso sull’onda dello scandalo sui bonus figli, a causa del quale 20mila famiglie sono state accusate ingiustamente di frode. Le dimissioni della coalizione formata da quattro partiti erano attese, dopo che ieri si era già dimesso il leader del Partito laburista Lodewijk Asscher, ministro per gli Affari sociali all’epoca dei fatti (2012-2017), quando migliaia di famiglie furono costrette a restituire i sussidi ottenuti, dopo essere stati accusati ingiustamente di averli ottenuti in modo illegittimo. Le elezioni in Olanda sono già previste il 17 marzo.

Lo scandalo riguarda il Welfare olandese

Il primo ministro Mark Rutte ha tenuto a galla il suo terzo gabinetto per tre anni e quasi tre mesi. Venerdì pomeriggio ha informato il re che era finita: il premier che guida una coalizione di centrodestra, si dimette perché decine di migliaia di genitori sono stati “ingiustamente trattati come truffatori per anni”.

“Con questa decisione, il governo vuole rendere giustizia a tutti quei genitori che sono stati colpiti – ha detto Rutte in conferenza stampa – lo Stato di diritto deve proteggere i cittadini da un governo onnipotente, ma in questo caso qualcosa è andato in modo terribilmente sbagliato. Errori sono stati compiuti ad ogni livello dello Stato, con il risultato che una terribile ingiustizia è stata fatta a migliaia di genitori”.

Famiglie senza bonus: 26mila richieste di rimborsi

Lo scandalo ha coinvolto 26mila famiglie accusate di frode a causa di piccoli errori nella compilazione dei moduli burocratici necessari per il bonus figli. La richiesta di restituzione dei soldi ricevuti ha avuto un impatto devastante sulle persone coinvolte, molte delle quali di origine straniera. Il fisco ha ammesso che almeno 11 mila persone sono state sottoposte a revisione a causa delle origini etniche o la doppia nazionalità. Famiglie innocenti hanno perso la casa, matrimoni si sono rotti sotto la pressione degli eventi. La Bbc riferisce il caso di una madre single cui sono stati chiesti indietro 48mila euro. La donna non è più stata in grado di pagare l’affitto e le bollette. E, dopo aver perso il lavoro, il marchio di truffatrice dello stato le ha impedito di trovare una nuova occupazione.

A far luce sullo scandalo è stata una commissione parlamentare, che in dicembre ha sottolineato “la violazione dei principi fondamentali dello Stato di diritto”. Alle famiglie rovinate verranno ora versati risarcimenti di almeno 30mila euro, ma molti ritengono che non sia abbastanza per compensare quanto è stato perduto.

Rutte: “Mi giudicheranno gli elettori il 17 marzo”

Rutte ha riconosciuto di essere “indirettamente responsabile”. “Sono il capo della coalizione, il primo ministro, quindi quando le cose vanno male è sempre mia responsabilità. Non c’è dubbio su questo “, ha detto in conferenza stampa. A questo punto il giudizio lo lascia agli elettori. “Sono di nuovo disponibile come leader del mio partito. Spetta all’elettore il 17 marzo decidere se darmi ancora fiducia o meno».

A voler cercare paragoni con il nostro Paese, va detto che il governo di centrodestra è andato anche contro il parere dei virologi. La nota virologa olandese Marion Koopmans ha definito la caduta del governo il “peggior momento possibile” data la crisi del coronavirus. Koopmans, che fa parte anche del team di gestione delle epidemie e sta ora indagando sull’origine del virus a Wuhan, in Cina, è intervenuta con veemenza su Twitter sulle dimissioni di Rutte. Ma in un Paese normale le decisioni le prendono i politici, non i virologi.

 

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