René Guénon, 70 anni dopo sempre attuale. Dai versi di Battiato alle pagine sul Dante esoterico

sabato 9 Gennaio 20:48 - di Riccardo Arbusti

A settant’anni dalla sua morte, avvenuta il 7 gennaio del 1951, René Guénon può dirsi un autore molto più influente di quanto si potesse immaginare. Alla fine degli anni ’70, ad esempio, ha segnato le parole di molte canzoni di Franco Battiato, il musicista e cantautore che nel brano Il Re del Mondo mutuava direttamente il titolo da un’opera dello scrittore francese e in Magic Shop cantava direttamente “l’esoterismo di René Guénon”.

Guenon e la cultura occultista

Ma questa fortuna postuma di Guénon veniva dagli anni dell’immediato secondo dopoguerra. Francese di Blois, classe 1886, laureato in filosofia, Guénon era stato un ènfant prodige dei salotti della Parigi spiritualista della Belle Èpoque. Aveva collaborato con molte riviste, anche cattoliche, combattendo nella prima fase della sua attività intellettuale, la teosofia e lo spiritismo, degenerazioni borghesi a suo dire dello spiritualismo e degli insegnamenti tradizionali. La maggior parte delle sue opere, insieme a quelle di Julius Evola – con cui condivideva l’approccio critico al mondo moderno – erano state pubblicate nel contesto della cultura occultista ed esoterizzante degli anni ’20 e ’30. Ma è nella Parigi dell’immediato secondo dopoguerra che il suo nome comincia a circolare oltre quegli ambienti.

Punto di riferimento per gli intellettuali contrari al marxismo

Molti giovani intellettuali scoprono in Guénon qualcosa di alternativo ai dettami del neorealismo, dell’esistenzialismo ateo e del marxismo. Tra questi Louis Pauwels, futuro autore del best seller Il mattino dei maghi e direttore del Figaro Magazine: “Leggevo René Guénon, maestro di antiprogressismo di cui adottavo i ragionamenti”. Alla rivista Combat Pauwels è prima reporter e poi caporedattore, assumendo lo stesso incarico che nel ’45 in quel giornale era stato svolto da Camus. E in redazione Louis familiarizza con un suo giovane collega anche lui affascinato dalle stesse cose: si fa conoscere come Paul Sérant, pseudonimo di Paul Salleron: “Eravamo in preda all’agitazione, poiché sentivamo crescere le menzogne e le sciocchezze trascinate da una giornata del mondo moderno e parlavamo di Tradizione, del rifiuto radicale di Guénon, appoggiati a quel bar contro il quale, in quell’ora di punta, si abbatteva l’ondata delle false apparenze…”.

Daumal e Clément impararono la lezione di Guenon

Sulla stessa lunghezza d’onda anche altri giovani pensatori, come René Daumal, al quale l’opera guénoniana permise di liberarsi della sperimentazione psichica a buon mercato e del facile occultismo dei surrealisti, e il cristiano-ortodosso Olivier Clément: “Ammiro Guénon, dobbiamo essergli grati – riconobbe anni dopo – per aver seminato nel linguaggio occidentale parole e cose di un orizzonte diverso…”. Clément infatti si abbevera all’opera guénoniana che lo aiuta a decifrare i simbolismi arcaici e a guardare oltre le ideologie e il realismo verso l’India, Buddha, le Moschee…

Guenon riscoperto negli anni Cinquanta e Sessanta

Insomma, il Guénon “riscoperto” degli anni ’50 e ’50 fu decisivo per la trasformazione della mentalità collettiva e dell’immaginario all’inizio degli anni Sessanta. Soprattutto grazie a Planéte, la rivista fondata da Pauwels, il periodico culturale più venduto di sempre – 300mila copie a numero, sei edizioni straniere, diverse pubblicazioni ereditate come costole – che ha indiscutibilmente segnato una nuova sintesi intellettuale che conciliava Novecento e tradizione, cibernetica e sapienza tradizionale. Per quanto riguarda il suo animatore Pauwels, “da posizioni di destra e talvolta di estrema destra – ha annotato Ulderico Munzi – sconvolse d’un colpo la palude del razionalismo scientifico e negli anni che precedettero la grande fiammata del ’68 fu uno dei pochi a far tremare la squallida gabbia dell’esistenzialismo sartriano e dei suoi corti orizzonti”. Un’azione metapolitica fondamentale partita proprio dallo studio dell’opera del tradizionalista francese.

Il concetto di Tradizione

René Guénon, intanto, dopo essersi convertito all’Islam, nei quarant’anni precedenti aveva scritto e pubblicato numerose opere, oggi quasi tutte tradotte in italiano da Adelphi e dalle Edizioni Mediterranee: La crisi del mondo moderno, Il Regno della quantità e i segni dei tempi, La grande triade, Introduzione generale allo studio delle dottrine indù, Il Re del Mondo. Per non dire – dato che siamo nell’anno dantesco – dell’importante saggio L’esoterismo di Dante, pubblicato da Atanòr. Guénon si definiva un metafisico e diceva di essere in contatto con emissari dell’islamismo sufi, del taoismo, dell’induismo e delle più rare e misteriose tradizioni spirituali. Al centro delle sue riflessioni, di stampo metafisico o di filosofia della storia, ci sono il concetto di Tradizione, l’idea di una “filosofia perenne” e una critica radicale della modernità.

Il mensile Atanor e le pagine di Guenon

Nel 1930 si era trasferito al Cairo diventando sheik di una confraternita sufi. L’influenza di Guénon, in Egitto ribattezzatosi ’Abd al-Wâhid Yahyâ, è stata insomma molto vasta, anche oltre l’ambito del tradizionalismo spiritualista. In Italia, nel 1924, la casa editrice Atanòr, fondata da Ciro Alvi, affida ad Arturo Reghini  un mensile titolato anch’esso Atanòr, le cui pagine faranno conoscere da noi importanti saggi guénoniani come Il Re del Mondo e L’esoterismo di Dante. E, come in Francia, anche in Italia negli anni ’60, di contro al crescente sociologismo e ideologismo dei più, iniziarono ad apparire case editrici, grandi e piccole, che all’insegna di Guénon intendevano sviluppare un discorso alternativo.

Autori contro la deriva del mondo a una dimensione

Tra queste, le Mediterranee, le Edizioni dell’Albero ma anche la Borla e poi la Rusconi, entrambe dirette da Alfredo Cattabiani. Case editrici che mandano in libreria opere di vari autori – Rusconi pubblicherà anche Il simbolismo della Croce e Autorità spirituale e potere temporale dello stesso Guénon – molto vicini, quando non allievi del pensatore francese: l’iraniano Seyyed Hossein Nasr, il tedesco Frithjof Schuon, lo svizzero Titus Burckhardt, l’inglese Martin Lings, il greco Marcos Pallis e l’indiano Ananda Coomaraswamy… Per non dire della ripubblicazione dell’opera dell’italiano Julius Evola che di Guénon era stato interlocutore… Lo stesso filosofo cattolico Augusto Del Noce, nel 1971, nel suo dialogo con Ugo Spirito Tramonto o eclissi dei valori tradizionali? definirà René Guénon uno dei due maestri dei tempi moderni – insieme a Simone Weil – per la ripresa di uno spirito “tradizionale” e platonico di fronte alla deriva immanentistica di un mondo “a una dimensione”.

 

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