“Quando i ministri fanno aò. Che meraviglia…”. Figuraccia di Spadafora. E la Meloni lo disintegra

domenica 24 Gennaio 11:49 - di Hoara Borselli
Spadafora

Botta e risposta via social fra il Ministro delle politiche giovanili e dello sport Vincenzo Spadafora e Giorgia Meloni, rea di avere palesato la sua contrarietà in merito ad un decreto attuativo firmato dallo stesso Ministro che prevedeva lo stanziamento di soldi pubblici, 400mila euro nello specifico, per festeggiare i cento anni dalla fondazione del Partito Comunista Italiano. La Meloni sulla sua pagina Facebook si pone un lecito interrogativo e scrive: «Il Ministro dei giovani e dello sport , Vincenzo Spadafora stanzia 400mila euro per le celebrazioni della fondazione del Partito Comunista italiano. Ecco come vengono spesi i soldi degli italiani: mentre la Nazione è in ginocchio, le famiglie sulla soglia di povertà e migliaia di imprese rischiano di chiudere, Conte, Di Maio e Zingaretti si occupano di foraggiare le ricorrenze comuniste. Che amarezza».

Spadafora e il linguaggio alla… Taverna

Un quesito lecito dal momento che i soldi stanziati con tanto di firma in calce sul decreto attuativo, sono soldi pubblici per un evento sicuramente non condiviso da tutti i cittadini che ideologicamente si sentono molto distanti da questa ricorrenza. Non si è fatta attendere la risposta del Ministro Spadafora che con un linguaggio da Bar dello Sport, o da …. Taverna, ha prontamente ribattuto così sul suo canale Twitter : «Giorgia Meloni, ma quando scrivi ‘ste stupidaggini ci credi davvero? Sono convinto di no . Ao ennamo su…».
Tralasciamo la grammatica dimenticata sugli accenti e gli apostrofi messi a caso, ma la chiosa del messaggio fa accapponare la pelle se pensiamo che a scrivere sia un Ministro della Repubblica che adotta un linguaggio romanesco dei più trucidi. Con educazione la Giorgia Nazionale si domanda : «Caro Ministro ma quella sul decreto attuativo è la sua firma o qualcuno ha firmato per lei a sua insaputa? Perché sarebbe gravissimo in entrambi i casi».

Il ministro beccato con le mani nel sacco

Spadafora ha avuto una reazione tipica della persona trovata con le mani nel sacco che messa all’angolo ha reagito nella maniera peggiore. Quando la toppa è peggio del buco.
È vero che ormai la comunicazione via web è cambiata, corre veloce e rispecchia ormai i canoni del parlato, però in questo caso si è trascesi in un linguaggio che di politico ha ben poco, anzi, è l’esempio perfetto di una volgarità che da chi dovrebbe rappresentare i giovani suona come il più pessimo degli esempi.
Non si è fatta attendere la risposta di Guido Crosetto che racchiude perfettamente il pensiero di chi ha letto quelle parole: «Aò? E annamo? Un Ministro della Repubblica risponde così al Presidente di un Partito a fronte di una critica? Perché così? A Di Maio risponde in napoletano? A Boccia in pugliese? Al Quirinale in siciliano? Mi dica? La tratta così perché donna? Perché romana? O di destra?” Qualunque sia il motivo di una risposta così imbarazzante, il Ministro Spadafora ha perso un’ottima occasione per tacere e per evitare una caduta di stile comunicativa così grottesca ,che poco si addice ad una figura istituzionale che riveste tale ruolo.

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