Parkinson, scoperto l’indicatore spia. Nuove possibilità di cura da uno studio italiano

mercoledì 20 Gennaio 14:16 - di Redazione
Parkinson

Uno Studio italiano Ibbc con le università di Roma Sapienza e Tor Vergata ha individuato un possibile nuovo biomarcatore precoce per la malattia di Parkinson. Una scoperta che rappresenterebbe secondo gli autori anche un target farmacologico per la messa a punto di nuove terapie per una malattia molto estesa. La ricerca è pubblicata su ‘Movement Disorders’ e dimostra per la prima volta un significativo aumento della chemochina Prochineticina 2 (PK2): un peptide chemochino-simile, nel siero di pazienti colpiti dalla malattia neurologica. Gli scienziati hanno analizzato il sangue di 31 malati.

Parkinson, la ricerca italiana

I risultati – si legge in una nota del Cnr – suggeriscono appunto che la PK2 possa rappresentare “non soltanto un potenziale biomarcatore precoce della patologia. Ma anche un target farmacologico per la creazione di terapie potenzialmente utili nella malattia di Parkinson”. “Questi incoraggianti dati preliminari – conclude Severini – richiedono ora di essere confermati in uno studio più esteso, che comprenda un campione più ampio ed eterogeneo di pazienti. L’obiettivo finale è quello di comprendere appieno il ruolo di PK2 nella malattia di Parkinson, aprendo quindi la strada a possibili sviluppi clinici centrati su tale peptide”.

In un momento in cui la ricerca sta approfondendo il legame sull’incidenza del Covid e l’aumento di casi di Parkinson, la scoperta è confortante. «Sebbene gli scienziati stiano ancora cercando di conoscere in che modo il virus SARS-CoV-2 sia in grado di arrivare al cervello e al sistema nervoso centrale, è  acclarato il fatto che questo si verifichi. Ecco i risultati di questa ricerca.

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