Ora Renzi mette zizzania: “Zingaretti? In privato mi diceva cose poco gentili di Conte”

venerdì 15 Gennaio 10:26 - di Sveva Ferri
renzi zingaretti

Conte? Deve trovare i numeri. Di Maio? “Non scherziamo”. Il voto? “Non esiste”. Matteo Renzi liquida con una battuta tutta una serie di esiti possibili della crisi. Epperò, qualche indizio sui suoi desiderata emerge lo stesso. Su Marta Cartabia e Mario Draghi, infatti, il leader di Italia Viva svicola, elude una risposta diretta. E, già che ci si trova, getta il seme della zizzania in quel che resta della spaesata compagine che sostiene il professore. “Ho utilizzato verso Conte parole molto più gentili di quelle che usava Zingaretti nei nostri colloqui privati”, rivela Renzi.

Conte? “Se non trova 161 voti deve andare via”

Con una lunga intervista a La Stampa, dunque, Renzi si gioca il tutto per tutto per smarcarsi da accuse ed etichette, prima fra tutte quella di perdente in questa strana partita a scacchi che è la crisi. “Conte ha vinto?”, gli chiede il cronista, facendo riferimento ai responsabili. “Che cos’ è, una profezia che si auto-avvera? Non mi pare che abbia i numeri. Ma se li avrà, auguri. È la democrazia. Resta un fatto, però: se non prende 161 voti, tocca a un governo senza Conte“, risponde Renzi. Il leader di Iv non esclude di poter perdere qualche pezzo anche lui, ma “almeno per scaramanzia aspetterei martedì per vedere come va a finire”. “Magari – sottolinea – avranno la vittoria numerica, ma io ho scelto una strada politica, Conte ha scelto l’azzardo. Governare mettendo assieme Mastella e la De Petris di Leu non sarà facile”.

La rivelazione di Renzi sui colloqui privati con Zingaretti

Dunque, Renzi, nella sua visione, non ha perso. Almeno, non ancora. E certamente non è né “sleale”, né “matto”, come è stato detto da più parti in questi giorni. “Sono sei mesi che chiedo di discutere in Parlamento di queste cose”, risponde parlando di Mes e Recovery Plan. Semmai, fa capire, gli sleali sono altrove. Al cronista che gli parla di uno Zingaretti furibondo, infatti, Renzi replica con una rivelazione poco elegante, ma certo di grande suggestione. “Curioso. Ho utilizzato verso Conte parole molto più gentili di quelle che usava Zingaretti su di lui nei nostri colloqui privati. Evidentemente ha cambiato idea. Capita a tutti”, svela, aggiungendo che “se avessi ascoltato Nicola alla prima dichiarazione, nell’agosto del 2019, oggi avremmo un governo Salvini-Meloni”.

Le ipotesi Cartabia e Draghi

Renzi insiste sul fatto che il problema non sia Conte, ma il merito. Appare abbastanza chiaro, però, che per lui tolto di mezzo l’ostacolo del professore la strada si libera. Certo, non a tutte le condizioni. Di Maio premier? “Non scherziamo”, replica il leader di Iv, che invece sulla possibilità di tornare in maggioranza con Pd e 5 Stelle, se il governo fosse guidato da Marta Cartabia appare possibilista. “Torneremmo in maggioranza se ci fosse il Mes, se si sbloccassero i cantieri, se si aumentassero i soldi per sanità e scuola, se si accelerasse sull’alta velocità”. Di Mario Draghi invece dice che un superministero per lui “sarebbe bellissimo, ma riduttivo”. E alla domanda se di recente ci abbia parlato risponde invitando a “non tirare Draghi per la giacchetta”, usando un’espressione che di solito si usa per il capo dello Stato.

“Mai con la destra, ma auguri a Berlusconi”

Quanto al centrodestra, Renzi conferma che “non faremo ribaltoni e inciuci con le forze antieuropeiste e sovraniste”. “Il Nazareno era un patto istituzionale, non un governo insieme”, spiega, cogliendo “l’occasione per mandare un grande in bocca al lupo a Berlusconi dopo il ricovero di ieri”. E su una cosa è perentorio: il voto? “Non esiste”, dice, dopo aver criticato chi, come Massimo D’Alema, restituisce l’idea “che una certa sinistra considera i sondaggi più importanti delle idee“. Proprio i sondaggi, però, sono la chiave per capire perché il voto sia la bestia nera di Renzi: ne sarebbe spazzato via.

 

 

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