Nucleare, scelte le aree per il deposito delle scorie radioattive: ecco dove sono. Rivolta dei territori

martedì 5 Gennaio 16:43 - di Viola Longo
nucleare scorie

Il governo l’ha salutata come un successo, ma la pubblicazione delle 67 aree idonee a ospitare il deposito nazionale delle scorie radioattive promette di essere una nuova grana difficilissima da gestire per un esecutivo percorso da tante debolezze. A poche ore dalla pubblicazione, avvenuta in piena notte e giunta come un fulmine a ciel sereno per i territori interessati, infatti, praticamente tutti gli amministratori locali hanno reagito con una levata di scudi. Alla quale si sono aggiunte critiche e perplessità di associazioni e categorie. Dunque, più che la soluzione di un problema, attesa da tempo, la sortita notturna sul nucleare si connota per il governo come un vaso di Pandora.

Nucleare: le 67 aree per il deposito delle scorie radioattive

La Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (Cnapi) è stata elaborata dalla Società gestione impianti nucleari (Sogin) e autorizzata dai ministeri dello Sviluppo economico e dell’Ambiente. Le regioni considerate idonee a ospitare le scorie nucleari a bassa e media intensità (per quelle ad alta intensità si studia un deposito a livello europeo) sono il Piemonte, con 8 aree; la Toscana, che ne ha 2; il Lazio, con 22; la Basilicata, con 12 aree esclusive più 4 condivise con la Puglia, che ne ha anche un’altra; la Sardegna, che di territori papabili ne ha 14; la Sicilia, con 4 aree potenziali. Ora dovrà aprirsi una fase di consultazione pubblica e condivisione che dovrà durare 4 mesi. Seguirà un seminario nazionale con i territori interessati, i quali hanno pressoché tutti già detto che di scorie nucleari non ne vogliono sapere.

Il governo esulta, ma è rivolta dei territori

Hanno già detto no, infatti, esponenti delle giunte regionali di Sardegna, Sicilia, Basilicata e Lazio, spesso con il supporto di esponenti delle opposizioni. Per le altre regioni, benché in ordine sparso, sono stati i sindaci dei territori interessati più direttamente a dire no. Insomma, una gran bella grana, soprattutto considerando che si tratta di no trasversali. A questo vanno aggiunte le critiche, tra gli altri, di Greenpeace, dei Verdi, della Coldiretti, di FareAmbiente. Con buona pace del sottosegretario all’Ambiente, Roberto Morassut, che stamattina, con una nota trionfale emanata d’intesa con il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli e su delega del ministro all’Ambiente Enrico Costa, annunciava “l’impegno” e la “responsabilità” del governo per risolvere una questione “non più rimandabile”.

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