L’incredibile parabola di Andrea Cavalleri: da primo della classe sui temi della Resistenza a “suprematista”

domenica 24 Gennaio 10:18 - di Guido Liberati
Andrea Cavalleri

Alfonso Gargano, preside del liceo classico Chiabrera dove ha studiato Andrea Cavalleri, arrestato dalla Digos venerdì a Savona, lo ha definito un caso che finirà sui “manuali”. Un allievo che, da primo della classe sulla Resistenza, diventa un aspirante Breivik fa parecchio scalpore.

Per un suo tema aveva vinto un viaggio premio ad Auschwitz

Il 22enne savonese, negazionista, xenofobo e filo nazista, fino a tre anni fa era infatti un alunno modello. Ma c’è di più. E la notizia ha del clamoroso. Il ragazzo era attivamente impegnato con  l’Istituto per la Resistenza. Aveva ottenuto persino un viaggio premio ad Auschwitz con la scuola. Il suo tema era stato il migliore di tutto il liceo classico di Savona. Aveva infatti vinto l’ottava edizione del concorso organizzato dal Consiglio regionale ligure: “27 gennaio: Giorno della memoria” .

Su un giornale on line locale campeggia ancora la foto della premiazione. Andrea Cavalleri è in prima fila con l’attestato in mano. Irriconoscibile, perché ha diverse decine di chili in più rispetto al momento dell’arresto.

All’Istituto della Resistenza di Savona sono sbigottiti

Una virata di 180 gradi in cinque anni, non solo nell’aspetto fisico. Ecco che cosa ha raccontato a La Stampa, il professor Gargano. «Il suo lavoro era stato così apprezzato che era stato gratificato da un viaggio in Polonia, ad Auschwitz, per poter approfondire ancora di più le sue conoscenze». Sembravano temi che lo toccavano nel profondo. Invece nel giro di pochi anni la trasformazione.  Oggi è accusato di negare l’Olocausto e di progettare persino delle stragi armate nelle scuole.

Andrea Cavalleri era il primo della scuola

Prima che scattasse l’arresto di venerdì mattina, nelle settimane scorse la polizia era già entrata nell’appartamento in cui vivono i genitori. Aveva sequestrato le armi del padre, collezionista, regolarmente detenute. Un’operazione di polizia amministrativa, legata solo al mancato aggiornamento di un documento. «In realtà – rivela oggi il questore Giannina Roatta – abbiamo colto l’occasione al volo, perché già seguivamo i discorsi del giovane su Internet e bisognava evitare ogni rischio». All’Istituto della Resistenza la notizia dell’arresto e delle sue motivazioni ha lasciato tutti “sbigottiti”. Anche se qualcuno precisa: «Dopo un paio di anni di collaborazione era sparito dai nostri obiettivi, si sapeva che si era avvicinato ad ambienti di estrema destra. Non era più lui». Un caso, come sostiene il preside Gargano, da “manuale” di criminologia.

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