Le varianti Covid fanno paura, Crisanti: «Proteggere le frontiere per bloccarne l’avanzata»

venerdì 22 Gennaio 8:38 - di Prisca Righetti
Varianti Covid Crisanti frontiere

Varianti Covid, i nuovi dati preoccupano Crisanti che nelle ultime ore rilancia la proposta di «proteggere le frontiere per bloccarne l’avanzata». Dunque, per arginare la diffusione di nuove varianti del virus urge proteggere i confini dal minaccioso dilagare di nuove forme di pandemia. Ne è convinto Andrea Crisanti, direttore del dipartimento di Microbiologia dell’Università di Padova. Il quale, nelle ultime ore ha rilanciato la proposta di una difesa operativa dei confini dall’avanzata di ulteriori mutazioni del virus.

Varianti Covid, per Crisanti bisognerebbe «proteggere le frontiere»

«Proteggere le frontiere da altre varianti è sicuramente una cosa positiva», ribadisce dunque il virologo da Padova. E nel formulare l’ultimo suggerimento in materia di contrato all’epidemia, il nemico invisibile contro cui stiamo lottando sembra acquisire contorni multiforme. Un mostro a più teste che si autorigenera in nuove varianti – da quella inglese a quella brasiliana, passando per la sudafricana – e che va bloccato alla frontiera. Un’ipotesi rispetto alla quale Crisanti insiste a dire sì, «perché stanno emergendo varianti che destano qualche preoccupazione».

Vaccini e varianti: indispensabile sequenziare le ultime mutazioni del virus

«In questo momento quella inglese ha un impatto sull’immunità di gregge. La variante brasiliana e quella sudafricana potrebbero non essere neutralizzate dal vaccino, o per lo meno alcuni studi preliminari suggeriscono questo». «A questo proposito – ha aggiunto poi l’esperto – penso anche che la campagna del vaccino dovrebbe essere accompagnata a una campagna di sequenziamento di tutte le varianti. Perché se emerge una variante virale resistente al vaccino, bisogna cambiare strategia».

Miozzo, servirebbero «lockdown e chiusure dei confini»

Così, mentre in Francia a partire da domenica Sarà necessario un tampone molecolare negativo al Covid-19 per entrare nel Paese – ieri Macron ha annunciato l’introduzione dell’obbligo di presentare un test molecolare effettuato 72 ore prima della partenza per tutti i viaggiatori europei – all’interno dei nostri confini si è cominciato a dibattere sull’eventualità di adottare una nuova misura di contenimento della pandemia. E non tutti concordano a pieno con l’idea di proteggere le frontiere dall’ingresso di nuove varianti del virus. Per esempio, secondo Agostino Miozzo – coordinatore del Comitato tecnico scientifico, interpellato sulla situazione epidemiologica in Italia – per evitare un’ulteriore risalita dei casi all’interno dei nostri confini, «la soluzione migliore sarebbe il lockdown insieme alla chiusura delle frontiere. In questo modo si potrebbe impedire al virus e alla varianti di circolare».

«Ma sono operazioni irrealizzabili»…

Ma, ha poi aggiunto l’esperto, se dal punto di vista teorico questa può essere una opzione, dal punto di vista pratico bloccare tutto per due o tre mesi è un’operazione molto più difficile, se non irrealizzabile. Viviamo in un meccanismo che ormai vede i Paesi interconnessi e abbiamo troppa dipendenza l’un l’altro. Altra cosa è, invece, immaginare che le persone che viaggiano lo facciano sottoponendosi ai tamponi».

 

 

 

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