Covid, le varianti brasiliana e sudafricana fanno paura: forse si dovrà modificare il vaccino

mercoledì 20 Gennaio 9:34 - di Filomena Auer
Covid varianti vaccini

Covid, varianti e vaccini: un’equazione tutta da risolvere. E in tempi brevi. Le incognite del ritardo nelle consegne dei vaccini Pfizer e delle varianti del virus in circolazione complicano ulteriormente un quadro pandemico già di per sé drammatico. Ma, incrociando i dati, gli interrogativi sull’efficacia dei vaccini sulle ultime mutazioni del Covid, la situazione si complica anche di più. L’emersione di “nuove varianti” del coronavirus Sars-CoV-2 è al momento la «vera fonte di preoccupazione» che incombe su sistemi sanitari messi a dura prova.

Covid, varianti e vaccini: il punto della Commissione Europea

Ed è il vulnus su cui nelle scorse ore ha provato a fare il punto la Commissione Europea alle prese sul contenimento della pandemia di Covid. Un focus sulla difficile situazione in corso, che parte da una considerazione soprattutto: anche se «non ci sono evidenze» che le varianti provochino una malattia «più grave», quelle identificate al momento sembrano essere «più trasmissibili». E in una misura compresa tra «il 50 e il 70%» in più rispetto alle versioni del coronavirus Sars-CoV-2 circolate nella prima ondata. Questa maggiore capacità di diffusione dell’agente patogeno rischia di «aumentare la pressione su sistemi sanitari già carichi».

Covid, le varianti brasiliana e sudafricana possono ridurre l’efficacia dei vaccini

Dunque le nuove varianti, sottolinea la Commissione, sono «una probabile causa del cospicuo aumento dei casi in alcuni Stati membri» nelle ultime settimane. L’emergere delle ultime varianti «desta anche preoccupazioni per il suo potenziale impatto sull’efficacia dei vaccini. Allo stato attuale non c’è evidenza che diminuiscano la protezione offerta da alcuno dei vaccini sul mercato» nell’Ue: cioè Pfizer-BionTech e Moderna. «O in fase III nel trial clinico». Tuttavia, rimarca ancora la Commissione, «è importante monitorare la situazione con attenzione. E adottare misure per ridurre i tempi di sviluppo necessari se i vaccini dovessero essere modificati. A late scopo, quindi, come rileva la Commissione in conclusione, i produttori di vaccini dovrebbero essere pronti a fornire all’Ema i dati che servono per accelerare il processo, in caso di necessità.

Varianti e vaccini, le risposte ai dubbi del responsabile Ema

E sul tema dell’immunizzazione, tra ritardi e efficacia delle fiale sulle varianti del Covid, Marco Cavaleri, responsabile dei vaccini dell’Ema, l’Agenzia europea del farmaco con sede ad Amsterdam, in queste settimane impegnata all’approvazione dei rimedi in Europa, intervistato da Repubblica ha chiarito alcuni punti essenziali. A partire dal nodo “ritardi”. «Hanno molti ordini – ha dichiarato dall’Olanda Cavaleri – stanno cercando di aumentare la produzione e non avendo scorte qualsiasi intoppo si traduce in un ritardo visibile. Siamo in contatto con l’azienda, monitoriamo la situazione». Ma, in questo contesto, aggiunge anche, la mancanza di dati sull’efficacia della singola dose sul lungo termine – soluzione proposta per esempio in Gran Bretagna – non dà garanzie sull’immunizzazione a lungo termine. Per questo, chiarisce Cavaleri a Repubblica, «raccomandiamo di usare il vaccino in linea con i test clinici e con la nostra autorizzazione. Significative deviazioni come la seconda dose dopo diversi mesi potrebbero rappresentare un rischio per il raggiungimento degli obiettivi della campagna vaccinale».

«Ok a un nuovo farmaco se le varianti ci imporranno di cambiarlo»

E se sul piano dell’interferenza del vaccino sulla trasmissione del virus Cavaleri afferma che l’Ema, al momento, non dispone di dati risolutivi. Asserendo però al contempo anche che, «sarebbe però sorprendente se non ci fosse anche un livello di protezione dall’infezione». A domanda precisa sull’efficacia o meno del vaccino sulle varianti del virus, l’esperto risponde: «I primi dati sulla variante inglese ci dicono che non impatta sul vaccino. Mentre c’è qualche preoccupazione su quelle brasiliana e sudafricana. Stiamo aspettando gli studi per verificare se queste due varianti, come temuto, incidano sul vaccino ed eventualmente in quale misura». A breve comunque, chiosa Cavaleri, potrebbe arrivare «l’ok a un nuovo farmaco se le varianti ci imporranno di cambiarlo».

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