La crisi Usa vista dai monarchici: «Con un re a capo dello Stato non potrebbe accadere»

giovedì 7 Gennaio 14:45 - di Redazione
monarchici

L’incendio americano scuote anche i monarchici italiani, che nella crisi della più importante repubblica del mondo scorgono un’inaspettata conferma del primato della corona. In una nota diffusa alle agenzie, il presidente nazionale dell’Umi Alessandro Sacchi non manca di evidenziare le differenze tra i due sistemi. «Nelle democrazie parlamentari europee a regime monarchico – scrive infatti Sacchi – la figura del Capo dello Stato è un custode davvero indipendente della Costituzione ed un vero garante della libertà». La differenza, spiega il leader dei realisti italiani, sta nel fatto che nelle monarchie il sovrano è «sottratto alla lotta e al condizionamento dei partiti».

Lo scrive Sacchi, leader dei monarchici italiani

Tutto il contrario, aggiunge Sacchi, di quanto avvenuto negli Stati Uniti, dove da sempre si registra una «esasperata contrapposizione tra forze politiche». Per di più «aggravata», in questo caso, «dai dubbi sulla regolarità del voto per posta». Le parole di Sacchi trovano conforto in un sondaggio spagnolo reso noto ieri, in cui il 57,7 degli intervistati ha ribadito la propria fiducia nella monarchia. Si tratta di una percentuale neppure paragonabile alla popolarità di cui gode la corona in Gran Bretagna. Ma va anche ricordato che di recente il trono spagnolo è stato lambito da più di uno scandalo con annesse inchieste giudiziarie che hanno colpito l’infanta Cristina, sorella del re Felipe.

Il “lucchetto” dell’art.139 della Costituzione

In Italia, invece, a sbarrare il passo al possibile ritorno della monarchia è l’ultimo articolo della Costituzione, il 139 che sancisce la «non modificabilità» della forma repubblicana, introdotta dal referendum istituzionale del 2 giugno del 1946. Su quella drammatica consultazione gravano tuttora sospetti di brogli. Una volta denunciati, seguirono momenti di gravissima tensione culminati nella strage di Via Medina, a Napoli, dove trovarono la morte nove militanti monarchici. Era l’11 giugno. Due giorno dopo, Umberto II sceglie la via dell’esilio per evitare all’Italia una seconda guerra civile. Com’è giusto che faccia un vero re.

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