La Bellanova contro tutti, dopo Conte passa alla Cirinnà: “Attendo il tuo comizio con la Polverini”

mercoledì 20 Gennaio 12:08 - di Chiara Volpi
Bellanova e Cirinnà

Tutti contro tutti, dopo lo scontro con Conte la Bellanova passa alla Cirinnà: «Assisterò volentieri al tuo comizio con la Polverini». Poi però, su Nencini tira dritto… Il lungo giorno della Bellanova tracima in un avvio di day after tutt’altro che rassicurante. Ospite ai microfoni di Radio Capital, questa mattina l’ex ministra di Italia Viva si presenta calma, quasi rassicurante. Ma le 24 ore appena trascorse, cominciate col botta e risposta al fulmicotone tra la renziana di ferro e l’ex collega di governo dem, Monica Cirinnà. E finite anche peggio, l’hanno messa a dura prova. Altro che aplomb istituzionale e flemma diplomatica di circostanza: l’ex titolare del dicastero dell’Agricoltura, nelle ore del voto al Senato sulla fiducia, ha avuto più di qualche attimo di genuina stizza. E non solo nel suo intervento a Palazzo Madama contro Conte e gli ex alleati di governo…

Il giorno più lungo della Bellanova? Comincia con uno scontro vs la Cirinnà

Tutto comincia con l’aspro botta e risposta tra la Bellanova e la Cirinnà. Le due ex protagoniste della partnership di governo finita col rovesciamento dei tavoli, si scontrano su Twitter. Il pomo della discordia è Renata Polverini. O meglio, il casus belli del tradimento dell’ex forzista finita a rimpinguare gli sguarniti ranghi del Conte bis e con la bomba dello strappo i cui echi di indignazione e polemica, continuano ancora a deflagrare. In molti nutrono sospetti. I più si spingono addirittura oltre e identificano l’ex segretario dell’Ugl arrivata in Parlamento tra le fila di Forza Italia come nuova adepta del Pd.

La Polverini: pomo della discordia tra le due ex alleate

Quale occasione migliore per ricordare alla senatrice renziana un vecchio tweet? Deve aver pensato l’esponente dem. E giù a scartabellare nell’archivio digitale in cerca di dichiarazioni virtuali e concrete smentite da addebitare all’indirizzo della ribelle di Iv. Così, dalle teche social, spunta l’ultimo post della Cirinnà, che attaccando frontalmente la ex ministra, recitava: «Ma davvero per la Bellanova Renata Polverini sarebbe la benvenuta in Italia Viva? “Rinnovare la politica” sarebbe aprire a destra? Lo scouting arriva a questo? L’abbandono di ogni remora morale? Assisterò volentieri al loro primo comizio insieme». Immancabile, arriva la vendetta della dissidente all’affronto piddino. Che, mascherata da replica dovuta, sentenzia: «Monica Cirinnà – cinguetta a sua volta la renziana – , adesso dovrei essere io a scandalizzarmi e a dire che assisterò volentieri al vostro prossimo comizio insieme?»...

Ma la Bellanova su Nencini tira dritto

Perché se nulla si perdona, quasi tutto si dimentica, si potrebbe dire in queste ore di day after parafrasando un celebre motto. E infatti, stando alle dichiarazioni della Bellanova intercettata dai cronisti all’uscita del Senato. E al termine di una giornata da dimenticare, qualcuno chiede all’ex ministra: «L’ha sorpresa la scelta di Nencini di votare la fiducia?». La risposta è tombale, ma suona un po’ di circostanza: «No, nel corso della giornata mi è sembrato andasse in quella direzione».

Bellanova, «Conte? Contrattazioni poco qualificabili, 3 senatori a vita e…»

E come detto finora, non è finita lì. La ex ministra ne ha ovviamente pure con Conte. Al quale, via Radio capital, manda a dire: «Conte si è molto affezionato al suo ruolo e alla sua centralità. E ha tolto spazio a quello del Parlamento. Basta vedere quanti decreti e quanti Dpcm ha fatto. Non ci si può sostituire alle sedi parlamentari. Io ho provato a comunicare con lui. Il giorno della conferenza stampa gli ho scritto anticipatamente delle mie dimissioni. Ma come al solito non ha risposto»… E sui voti incassati a fatica dal premier, in calce aggiunge: «Mi paiono poca cosa. Pensare di aver vinto con 156 voti, alcuni dei quali raccattati con contrattazioni poco qualificabili e tre senatori a vita… Le sorti delle istituzioni mi sembrano poco solide», incalza la Bellanova.

«Sarei rimasta a fare tappezzeria…»

Che poi, non ancora pacificata, sempre via radio incalza: «Quando ho capito di non poter più svolgere il mio lavoro, mi sono dimessa. Sarei rimasta a fare tappezzeria. Fare il ministro porta onori e oneri. Quando è diventato solo un onore, senza poter incidere, ho capito che quello non era più il mio posto». Ma invece di abbandonarlo con veemenza, ha lasciato una porta aperta con la scelta condivisa con Renzi delle dimissioni, preferite al no secco. Una opzione discussa, sulla quale la Bellanova non a c aso prova a giustificarsi concludendo: «Abbiamo posto problemi che riguardano l’Italia. Su quelle questioni abbiamo lasciato una porta aperta a Conte a ai partiti di maggioranza». Ma poi, togliendosi un ultimo sassolino dalla scarpa, in zona Cesarini aggiunge pure: «Se invece di affrontare le questioni ci si occupa di mettere fuori una forza riformista come Italia viva, allora vuol dire che la politica è arrivata a livelli bassissimi»…

 

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