Grande raccordo criminale, la banda di narcotrafficanti alla sbarra. Le richieste dei pm

mercoledì 20 Gennaio 18:17 - di Milena Desanctis
grande raccordo criminale

Arrivano le richieste del pm per il processo Grande raccordo criminale.  La Procura di Roma ha chiesto condanne dai 18 ai 6 anni e otto mesi nei confronti di quasi quaranta imputati. Tutti hanno scelto il rito abbreviato nell’ambito del processo sul “Grande raccordo criminale”. Le condanne maggiori sono state chieste dal pm Nadia Plastina per i capi e promotori dell’organizzazione di narcotrafficanti attiva nella Capitale. E smantellata con l’operazione condotta dai militari della Guardia di Finanza il 28 novembre 2019.

Grande raccordo criminale, le accuse

Le accuse, a seconda delle posizioni, vanno dalle lesioni al riciclaggio, alle estorsioni, al traffico internazionale di droga, per alcuni aggravate dal metodo mafioso. Della banda faceva parte anche Fabrizio Piscitelli, alias “Diabolik“, storico capo degli Irriducibili. Ucciso il 7 agosto 2019 con un colpo di pistola alla testa nel parco degli Acquedotti a Roma.

La banda di narcotrafficanti  operava a Roma Nord

Nei confronti di Fabrizio Fabietti, la richiesta di condanna è stata rinviata. È attesa la decisione sulla richiesta di ricusazione fatta dall’ex braccio destro di Diabolik nei confronti del giudice. L’ inchiesta è coordinata dal procuratore Michele Prestipino e dalla pm Nadia Plastina.  Secondo quanto emerso dalla maxi inchiesta della Dda, la banda di narcotrafficanti operava nella zona di Roma Nord. E rifornivano le piazze di spaccio e della sua provincia. Ovvero Tor Bella Monaca, San Basilio, Tufello, Bufalotta. E poi ancora, Colli Aniene, Borghesiana, il Tuscolano. La Romanina, Ostia e Primavalle. Sino ad arrivare a Frascati, Ardea ed Artena. Nell’organizzazione erano presenti anche ex pugili, tra cui cittadini albanesi.

Le indagini

Nell’ambito delle indagini, svolte nel periodo febbraio-novembre 2018, è stata ricostruita la compravendita di circa 250 chili di cocaina e 4.250 chili di hashish, per un valore complessivo stimato “al dettaglio di circa 120 milioni di euro. L’attività repressiva nel contempo condotta ha consentito di evitare che oltre 60 chili di cocaina e circa 3.800 chili di hashish venissero immessesse sul mercato.

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