Governo, più veti che voti. I moderati del centrodestra: «Il Conte-ter destinato a fallire»

giovedì 28 Gennaio 9:10 - di Valerio Falerni
Conte

Più veti che voti. Si può riassumere così il fermo-immagine della crisi di governo alla vigilia delle consultazioni dei gruppi parlamentari. Fra poco più di un’ora comincerà la sfilata delle varie delegazioni: dalle Autonomie al Pd, passando per gli Europeisti, di conio recentissimo. Tutte, tranne quella di Italia Viva, chiederanno a Mattarella di incaricare Conte. E così faranno domani i 5Stelle che saliranno al Colle dopo il centrodestra in assetto unitario. Più veti che voti, si diceva. I primi sono quelli che i grillini stanno facendo piovere su Renzi quasi fosse un rito di purificazione. I secondi sono quelli che mancano a Conte per fare a meno di Iv o renderla, quanto meno, aggiuntiva.

Romani: «Non ci mischiamo con i cespugli di Conte»

Un obiettivo destinato probabilmente a restare chiuso nel cassetto dei sogni. Il premier ha dovuto riporre anche l’unico scalpo esibito nelle ultime ore, quello del senatore Vitali. L’ex-forzista ci ha ripensato. Il resto era già nella bisaccia dei 156 voti ottenuti sull’ultima fiducia. oltre non si va. I moderati del centrodestra restano indisponibili. Come ha osservato il senatore Paolo Romani, di Cambiamo, in un’intervista alla Stampa «l’esperimento di Conte è destinato al fallimento». Ragion per cui, ha aggiunto, «noi non ci mischiamo con i cespugli dell’Avvocato». Significa che, perdurando la fase “più veti che voti”, il destino di Conte è di nuovo per interno nella mani di Renzi. Ieri il leader di Iv ha definito «uno scandalo» le manovre in corso per favorire la nascita di «gruppi improvvisati».

Il pallino ancora nelle mani di Renzi

Ma è solo un modo per drammatizzare. Renzi sa che i veti grillini sono destinati a cadere. La paura di nuove elezioni è più forte di tutto. Ne ha dovuto prendere atto anche il reggente Crimi, costretto addirittura a mettere da parte l’abolizione (di fatto) della prescrizione pur di sminare il terreno della mediazione. Una debolezza di cui Renzi è ben consapevole e che è pronto a sfruttare nel momento in cui si troverà faccia a faccia con Conte. Sarà solo lì che porrà le sue condizioni, Mes pandemico e sostituzione di Bonafede alla Giustizia su tutte. E solo allora si capirà che, tra i due, avrà vinto.

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