Governo, Conte non ha tempo e non ha scelta: per restare deve dimettersi. Ma ha paura di Renzi

lunedì 25 Gennaio 8:54 - di Michele Pezza
Conte

È come la scena iniziale di Gioventù bruciata, uno dei tre film capolavoro interpretati da James Dean: due auto lanciate a folle velocità verso il precipizio, vince il guidatore che per ultimo se ne catapulta fuori. Sullo sfondo della crisi di governo, il precipizio sono le elezioni anticipate. Nella maggioranza non le vuole nessuno. Ma tutti vi accennano per terrorizzare l’altro, indurlo a lanciarsi fuori dall’auto e vincere così la gara. Pd e M5S si oppongono al rientro in coalizione di Italia Viva con l’obiettivo di spaccarne il gruppo. Renzi, invece, punta sul “fattore p“, inteso come paura, per sfrattare Conte da Palazzo Chigi. E il premier? La sua caccia ai “responsabili” si è rivelata infruttuosa e il tempo sta per scadere.

Mercoledì voto su Bonafede

Appena 48 ore, esattamente il tempo che separa il governo da un precipizio più ravvicinato che nessuno aveva considerato nelle convulse ore del dibattito parlamentare: il voto sulla relazione di Bonafede sulla giustizia. L’appuntamento è per dopodomani. Ma i voti al Senato non ci sono. Mancherebbero persino quei pochi racimolati la scorsa settimana sulla fiducia. Non la voterebbero il socialista Nencini né la centrista Lonardo in Mastella. Un prevedibile imprevisto che stravolge la gara. E costringe il premier a considerare la salita al Colle per ottenerne un reincarico per il Conte ter. Un nuovo governo sorretto da una nuova maggioranza con dentro Pd, M5S, Leu, il figliol prodigo Renzi, i transfughi della fiducia e persino nuovi pezzi di centro. Una crisi “pilotata“, si sarebbe detto ai tempi della Prima Repubblica.

Per ottenere il reincarico Conte deve mollare prima

La differenza è che oggi non ci sono più i partiti ma solo leader travestiti da sigle. Cosicché nessuno si fida più dell’altro. A partire da Conte, che ancora recalcitra all’idea di dimissioni perché nessuno può garantirgli che una volta fuori da Palazzo Chigi, non finisca maciullato da Renzi. Già, chi lo difenderebbe a pochi metri dal precipizio? A quel punto neanche Di Maio. Ma non ha scelta: o si dimette o lo “dimetterà” mercoledì il Senato con il voto di su Bonafede. Neppure il governo di salvezza nazionale proposto da Berlusconi sembra avere molte chances. Insomma, l’alternativa al Conte-ter, preceduto da dimissioni e appello alle forze presenti in Parlamento è solo il tragico esito della gara di Gioventù bruciata: il vincitore  era in fondo al precipizio.

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