Friedman recidivo negli insulti a Melania Trump. Ha il vizietto di infangare gli avversari

sabato 23 Gennaio 8:49 - di Adele Sirocchi
Friedman

Alan Friedman è recidivo. Non è stata una svista quell’etichetta scagliata come un pugno di fango contro Melania Trump. Friedman ha proprio in sé il vizio incorporato di insultare gli avversari.

I tweet di Friedman su Melania

Lo segnala Antonello Piroso su la Verità, ricordando quando il 23 agosto scorso  Friedman commentava il tweet di Steven Beschloss sulle foto di una solitaria Melania nei giardini della Casa Bianca (tradotto: «Sto cercando la parola per descrivere il suo gusto estetico. Direi: senz’ anima. Adesso capisco meglio come può stare con Trump»), con un fulminante: «Slovene escort chic?», che anche a voler ricorrere al beneficio del dubbio – scrive Piroso – di dubbi ne lascia pochini.

“Poi – ricorda ancora Piroso – il 19 gennaio interviene sul tweet di una signora, il cui account è @idaho_blue (in inglese, il 19 gennaio , domanda: «Michelle Obama ha scritto il best seller Becoming. Quale sarà il titolo del libro di Melania?»), battendo sulla tastiera: «Escorting the Don?»”.

Le foto in cui balla con un uomo

Inutile dunque che Alan Friedman adesso si trinceri dietro le sue scuse tardive. Gli insulti alla moglie di Trump per lui non sono una novità. Del resto conosciamo gli epiteti usati contro Donald Trump, dipinto come un folle dittatore. Vedremo se in futuro userà più garbo e cautela nel parlare di coloro che considera “nemici”. Intanto Affari Italiani.it segnala che su facebook la rete si è già vendicata facendo circolare immagini in cui Friedman balla con un uomo. Quando si scivola sul piano del gossip, insomma, non sai mai cosa può capitare…

Le polemiche del Nyt

Piroso, infine, si chiede anche come mai Friedman sia considerato tanto autorevole da comparire così spesso in tv. E ricorda le critiche ricevute dal giornalista per la sua attività in favore del leader ucraino Yanukovych. Nel 2018 il Nyt attaccò Friedman rivelando che il giornalista aveva lavorato a stretto contatto con l’ex capo della campagna elettorale di Donald Trump, Paul Manafort.  Manafort “pagava un gruppo di politici europei attraverso conti esteri, a partire dal 2011 – scrisse all’epoca Dagospia – per fare pressione sui politici americani per sostenere Viktor F. Yanukovych, allora leader dell’Ucraina, caro a Putin”. Stando alle rivelazioni del Ny Times, però, né Manafort né Friedman si sarebbero registrati come lobbisti, il che andrebbe contro le prescrizioni legali imposte negli Stati Uniti.

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