FdI incalza Arcuri: «Sull’appalto miliardario delle mascherine deve dare risposte, basta prosopopea»

sabato 9 Gennaio 14:22 - di Carlo Marini
Arcuri mascherine

“Arcuri, ineffabile Mister Wolf al contrario del Governo Conte, con la protervia, la prosopopea e la tracotanza verbale che lo contraddistinguono, precisa che non risponderà a 5 legittime domande di giornalisti de “La Verità” sull’affaire relativo all’appalto di 1 miliardo e 200 milioni di mascherine vinto da società cinesi e con faraoniche provvigioni a uomini di affari italiani legati a doppio filo con il potere della sinistra. Oggi ho depositato interrogazione contenente le medesime 5 domande, rimaste inevase. Il governo risponda velocemente perché diventeranno 50, 500 e 5.000 per sapere se qualcuno faceva affari sulla pelle degli italiani. Nessuna copertura politica, a nessun livello, potrà garantire ad Arcuri che si spengano i riflettori su questa ignobile e invereconda vicenda”. Lo dichiara Andrea Delmastro, deputato di Fratelli d’Italia.

L’appalto vinto da un cinese che abita al Quadraro

Il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro, da settimane indaga sugli appalti delle mascherine. Pone domande, alle quali Arcuri non risponde. Anzi, ha anche minacciato querele. “A Benotti & C. (indagati) – scrive La Verità – il 97% degli ordini di mascherine Ffp3″. Ma il commissario non risponde e querela. I punti che non tornano sono diversi secondo i giornalisti de La Verità, a cominciare dalla società “fantasma” (la Luokai, ndr) che sarebbe controllata da «Qiuhe Pan, una trentanovenne cinese residente al Quadraro, a Roma» legato alla Prince International di Shangai.

“Arcuri sulle mascherine deve essere trasparente”

Il giornale conclude evidenziando alcuni dati. “L’ad di Invitalia può legittimamente decidere di non rilasciarci un’intervista. Ma un ente pubblico non può nascondere i dati come fossero «cosa sua».Infine, abbiamo chiesto se lo studio Volo «agisca su iniziativa della Presidenza del Consiglio dei ministri, della struttura commissariale o del signor Arcuri e se i costi legali nella causa civile e/o penale saranno sopportati dalla pubblica amministrazione o dal signor Arcuri». Il sospetto è che il commissario calabrese confonda la sua persona fisica con la funzione pubblica ricoperta anche al fine di non comunicare se queste mascherine siano o meno munite delle necessarie certificazioni, la cui mancanza ne impedirebbe l’utilizzo. Ma di questo, siamo sicuri, si starà interessando la Procura di Roma”.

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