Crisi, nessun “soccorso bianco” per Conte. L’Udc: «Noi restiamo nel centrodestra»

sabato 16 Gennaio 15:13 - di Redazione
Conte

Per Giuseppe Conte non scatta il “soccorso bianco“. «Non ci prestiamo a giochi di palazzo e stiamo nel centrodestra. I nostri valori non sono in vendita». La netta smentita dell’Udc arriva sotto forma di nota ufficiale. A blindarla, quasi in contemporanea, arriva anche la notizia della partecipazione del leader della formazione centrista Lorenzo Cesa al vertice della coalizione fissato per le 16 di oggi. Un annuncio che certamente non rallegrerà il premier e che costringerà Mastella e Tabacci, i due burattinai dell'”operazione costruttori” ad aggiornare il pallottoliere. I numeri al Senato sono ancora lontani da quota 161, ovvero la maggioranza assoluta.

Il leader Cesa oggi al vertice della coalizione

Si tratta di una quota “politica”, non necessaria da raggiungere nella conta di martedì. Ma è chiaro che una fiducia al di sotto di tale soglia costituirebbe un segnale politico non indifferente. Nell’attesa, si rincorrono ipotesi sulle prossime mosse del premier. Secondo alcune, Conte potrebbe intervenire alla Camera e poi salire al Colle per rassegnare le dimissioni senza attendere il voto di fiducia. È la strada che conduce al Conte-ter, frutto di una nuova maggioranza politica, di cui i costruttori sarebbero la quarta gamba assieme a Pd, M5s e Leu.  Una strada, tuttavia, che non risolverebbe il nodo della stabilità. Il Pd ha detto che per governare non basta «avere un numero in più».

Conte in difficoltà con il “pallottoliere”

Il vicesegretario Andrea Orlando teorizza addirittura una maggioranza da realizzare in due tempi: la prima per scavallare la fiducia e «un minuto dopo» lavorare per «siglare un nuovo patto di legislatura». E qui l’ex-ministro si fa sibillino alludendo a «forze che hanno dato segnali ma che non si sono ancora sentite di fare questo passo, pur volendo prendere le distanze dalla destra sovranista». Si riferisce a Forza Italia? Potrebbe essere, se si considera che Renzi ha annunciato l’astensione se Conte dovesse presentarsi in aula con un «intervento di apertura a pezzi di FI, del centro o altri che vorrebbe portare dentro per sostituirci». Il leader di Iv lancia ancora segnali di disponibilità. Ma non trovano terreno fertile nel Pd. «Le parole non bastano e i margini sono pressoché esauriti», taglia corto Orlando.

 

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