Da traditori a costruttori: chi sono i novelli “Giuda” e quanti ne mancano all’appello di Conte

venerdì 15 Gennaio 9:41 - di Gabriele Alberti
Costruttori Conte

Massimo Gramellini sul Corriere della Sera firma un articolo dal titolo molto calzante, “Elogio di Scilipoti”, per inquadrare il momento della crisi del governo Conte. Della serie: come si cambia: trasformisti, responsabili, costruttori.  Oppure “giuda” e “traditori”. Lessico familiare. Una sintesi perfetta per capire la cornice in cui l’esecutivo sta muovendo le sue pedine, per resistere. Oggi il governo è appeso alla genìa degli Scilipoti, un tempo vituperati quando fecero da stampella al Cavaliere. Oggi, ricercati e promossi quasi a “salvatori” di un esecutivo che sta facendo malissimo.

“Razzi e e Scilipoti meriterebbero una statua”

L’ironia fa da sottotesto. “Da Colombo a Galileo, da Scilipoti a Razzi, il destino è ingiusto con i precursori. Vedono qualcosa prima degli altri e lo gridano al mondo, raccogliendo in cambio perfidie e umiliazioni”. E’ l’incipit dell’articolo dell’editorialista e scrittore. “Per fortuna il tempo si incarica di dare loro ragione prima o poi, talvolta più prima che poi. Prendete i due più celebri tra i succitati, Razzi e Scilipoti: meriterebbero almeno una statua risarcitoria”, scrive Gramellini.

“La sinistra li trattò come dei Giuda”

Prosegue Gramellini: ” Quando si precipitarono in soccorso di Berlusconi, depositando ai suoi piedi i consensi che avevano ottenuto per fargli la guerra, la sinistra li trattò come dei giuda”. La riprovazione morale cadde su di loro. “Non si contarono le boccucce storte e gli occhi rovesciati che il loro comportamento produsse nelle personalità di provata fede democratica”.  Di qui l’ironia della sorte: come si cambia. Le anime belle e autenticamente democratiche di allora sono “le stesse che adesso, trovandosi nella carestia di voti in cui versava il Berlusconi di allora, implorano una ciambellina di salvataggio, anche mezza sgonfia”.  La domanda di Gramellini che coincide con la nostra e della moltitudine degli italiani che osserva è: “Che cosa sarà mai cambiato  al punto da rendere nobile una pratica che finora i progressisti e i grillini ritenevano immonda?”. Risposta sarcastica: “Il nome, dev’ essere il nome. Responsabili, così si chiamavano quelli vecchi, sapeva di presa in giro. Per i nuovi Di Maio ha proposto “Costruttori Europei”, e fa già tutto un altro effetto. Il loro slogan potrebbe essere lo stesso reso immortale dal Razzi di Crozza: «L’Europa è bella, ma non ci vivrei».  Già, un cabaret, anche lessicale.

Chi sono i “voltagabbana”

Ecco allora che Giuseppe Conte si prepara alla conta in Aula tra lunedì e martedì. Si apre la caccia ai voltagabbana  – o chiamateli come volete – che possano sostituire i renziani in maggioranza. Quota 161 è la soglia di salvataggio in Senato.  La maggioranza di Conte balla tra 151 e 155 voti, si fa due conti il Giornale: M5S (91), Pd (35), Leu (6), Miae (3), Misto (7), Autonomie (7), senatori a vita (5). Ne mancano 6 per la salvezza di Conte.  Chi potrebbero essere i “nobili” costruttori che si potrebbero immolare per lui? La prima è la senatrice Sandra Lonardo, moglie di Mastella, ipotizza il quotidiano di Alessandro Sallusti. Il secondo dalle truppe di Fi sarebbe Claudio Fazzone. In due voti che potrebbero arrivare arrivere dalla pattuglia dei renziani : Vincenzo Carbone e Donatella Conzatti.  Dall’ Udc ci sarebbero Paola Binetti, Antonio De Poli, Antonio Saccone. Potrebbero poi rispondere all’appello tre parlamentari, due deputati e un senatore del gruppo Popolo Protagonista: la senatrice Tiziana Dago e i deputati Fabiola Bologna e Gianluca Rospi. Tra i «costruttori» pronti a scendere in campo ci sono gli ex grillini Gregorio De Falco e Paola Nugnes, Saverio De Bonis, Mario Michele Giarrusso. Insomma, conte non molla e la partita è aperta. Anche a Montecitorio responsabili se ne trovano. Cinque deputati hanno aderito al gruppo di Centro Democratico di Bruno Tabacci: sono  Fabio Berardini, Maria Lapia, Marco Rizzone, Antonio Lombardo, Carlo De Girolamo. E Tabacci è sicuro: «In arrivo adesioni anche in Senato».

 

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