Crisi di governo, quali sono le 5 vie d’uscita possibili che si prospettano a Conte

venerdì 15 Gennaio 10:11 - di Bianca Conte
governo le 5 vie di uscita dalla crisi

Governo, le 5 vie di fuga dalla crisi: uno scenario ricostruito dal “Corriere” delinea l’exit strategy di Conte dopo lo strappo di Renzi. La crisi fa tremare Palazzo Chigi. Lo strappo è consumato: con il Pd che teme di andare al voto e Grillo che si aggrappa all’ultima nemesi movimentista, e propone il “mucchio selvaggio” di tutti i partiti. Renzi guarda da fuori la finestra, convinto, come ha dichiarato poco fa, che: «Non mi pare che il premier abbia i numeri. Ma se li avrà, auguri. È la democrazia. E la democrazia è sacra. Resta un fatto, però: se non prende 161 voti, tocca a un governo senza Conte». In questo bailamme, anziché andare alle urne come detto e riproposto ancora ieri sera da Giorgia Meloni per Fratelli d’Italia, si continua a valutare la scappatoia. A questo proposito uno scenario ipotizzato dal quotidiano di via Solferino evidenzia gli “sbocchi possibili”: sono le 5 possibili prospettive che si aprono per Conte e per quella che si delinea, di ora in ora, come la sua “Armata Brancaleone”. Vediamo nel dettaglio i punti .

Governo “scaduto”, le 5 vie di fuga dalla crisi

Un dito nella falla della diga

Il primo sbocco individuato dal Corriere della sera oggi, ipotizza che Conte argini la crisi con un’«alleanza puntellata dai responsabili». È l’ipotesi più accreditata. Sicuramente la più discussa in queste ore. Quella che, in barba al vincolo di mandato grillino e con buona pace di chi non vede proprio di buon occhio quelli che un tempo si chiamavano “voltagabbana” – oggi ribattezzati per l’occasione “responsabili”– vedrebbe le truppe ora in ordine sparso di Itali Viva sostituite da falangi (di senatori soprattutto) che, sottolinea il quotidiano nazionale, «provenienti dall’opposizione», dovrebbero puntare a «garantire la sopravvivenza di una maggioranza che non è più tale». Una possibilità che contempla una voce sempre più rumoreggiante in queste ultime ore, secondo cui al manipolo di reclute improvvisate potrebbe aggiungersi magari anche un gruppetto di transfughi di Iv, non proprio entusiasti alla prospettiva di passare all’opposizione. Eppure, come lo stesso scenario del Corriere rileva, «sarebbe difficile non definirla un’alleanza raccogliticcia. Fragile. Mercuriale: una sublimazione del trasformismo del quale Conte è già stato accusato quando nel settembre del 2019 passò dalla coalizione con la Lega a quella con il Pd, rimanendo a Palazzo Chigi».

Alla disperata ricerca di continuità

Quella che in grammatica si definisce periodo ipotetico della possibilità. Al limite con quello dell’irrealtà (assai più probabile). E che vedrebbe Conte e Renzi seppellire l’ascia di guerra. Fare entrambe un passo indietro da minacce e ultimatum. Sottolineando infine, come spiega il Corriere, «una rissa tra impotenze politiche», che «passerebbe per un cambio di ministri e di rapporti di forza. Conte, vittima designata dell’offensiva renziana, resterebbe a Palazzo Chigi, per quanto ridimensionato. E Renzi otterrebbe più potere e garanzie sul programma». Eventualità che, lo stesso annuncio di Conte dell’intenzione di presentarsi alle Camere, punterebbe a scartare a priori. Del resto, la tentazione di dimostrare l’irrilevanza del peso di Renzi in un governo al netto di Italia Viva, come scrive il Corriere, è forte. Quasi irresistibile.

Maggioranza immutata, premier sostituito

Questo 3 sbocco possibile in realtà è il più ostico da superare. Con i grillini che insistono a fare quadrato intorno a Conte e lo stesso Pd che, riporta il Corriere, «teme che rimettere in discussione Conte finisca per provocare una destabilizzazione della maggioranza e assecondare i piani renziani». Nessun rompete le righe, insomma, nonostante ammutinamento e caos.

La famigerata ipotesi governo tecnico

Uno schema di “montiana” memoria che agli italiani evoca spettri che ancora aleggiano pesantemente. Una carta disperata, da calare eventualmente solo all’ultimo e in realtà tenuta nella manica come “soluzione finale”, che punterebbe su un uomo o una donna con un profilo super partes, tale da raccogliere consensi in gran parte dell’arco parlamentare. Una possibilità al momento rinnegata dal continuo ripetere di un aggettivo: «Prematuro». Perché è evidente a tutti che a capitanare una coalizione del genere, Grillo e Pd dovrebbero arrendersi al fatto che non potrebbe essere l’attuale premier.

Elezioni anticipate

La soluzione magari più auspicata dagli elettori, ma più invisa alla attuale maggioranza che, grazie anche ai sondaggi che continuano a dare il centrodestra vincente nell’agone elettorale, è anche la più invisa al governo messo alla porta dallo strappo renziano. Governo che, nonostante ancora Giorgia Meloni ieri sera ospite a Porta a porta, abbia ricordato come sia in programma in mezza Italia e mezza Europa nei prossimi mesi, da noi viene esclusa per motivi organizzativi legati alla pandemia e, soprattutto, col referendum costituzionale che ha ridotto di un terzo il numero di deputati e senatori nella prossima legislatura. L’elezione del capo dello Stato nel 2022, poi, dà la spallata finale a questa quinta via di fuga ipotizzata dal Corriere: la più fisiologica e democratica. Ma anche la più osteggiata dal traballante esecutivo in carica.

 

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