Cig, ennesima beffa del governo Conte: un milione di italiani aspettano ancora

lunedì 25 Gennaio 16:03 - di Bianca Conte
Cig e Inps

La Cig, un flop di governo. Un disastro dell’Inps. La Cassa integrazione? Tanto per cambiare è in ritardo. La rete dell’ammortizzatore sociale fa acqua da tutte le parti: è un flop. Una nota dolente strimpellata dal governo a più riprese ma che continua a stonare. E stando al report pubblicato oggi da Repubblica, «più di 1 milione di lavoratori di 200.000 imprese, non hanno ancora ricevuto l’assegno della Cig. Molti di loro – sottolinea il quotidiano – dal marzo del 2020». Se a questo aggiungiamo l’allarme sui conti Inps lanciato dal presidente della vigilanza in merito a un «buco da 16 miliardi per i sostegni legati al Covid». Una voragine, scrive Repubblica, creata «nelle casse delle pensioni», per i fondi usati per pagare i ristori», il dramma è compiuto. E sotto gli occhi di tutti. Accentuato dal fatto che, nel frattempo, Conte al bivio tratta con i centristi: verso dimissioni o verso un nuovo governo? Insomma, di tutto e di più. Ma di ritorno al voto per colmare le lacune, rimuovere i blocchi e far ripartire il Paese impantanato da pandemia e crisi governo, non si parla…

Cig, flop di governo, disastro Inps: senza assegno 1,2 milione di lavoratori

Dunque, la inquietante veridicità della matematica che stila i risultati di riscontri agghiaccianti, parla chiaro. E elenca quasi 200.000 pratiche in giacenza, un terzo delle quali datate, che risalirebbero addirittura a marzo. Totale: almeno 1,2 milioni di lavoratori in attesa che l’Inps paghi la Cassa integrazione Covid. Enunciato e svolgimento del problema ormai drammatico, stilano numeri che Repubblica stessa definisce «da brivido», aggiornati alla fine di novembre. E visto che la matematica non è un’opinione, se a quelle cifre aggiungiamo anche quelle di dicembre, come scrive il quotidiano diretto da Molinari, dobbiamo considerare una somma che fa arrivare a un totale di «365.000 pratiche per 2 milioni di lavoratori».

Su Cig, governo e Inps: angoscia e indignazione corrono in rete

L’ansia corre sulla rete. Le chat diventano incandescenti. E tra denunce e allarmi, Repubblica ne cita qualcuna. «Salve a tutti. Io aspetto da marzo. C’è qualcuno come me? Perché sono davvero preoccupato», chiede Salvatore due giorni fa in un gruppo Facebook. «Io pure da marzo, non ho visto un euro», risponde Katia. «Io devo avere marzo, maggio e luglio, sinceramente ho perso la speranza», aggiunge Mirko. «Dovete subito agire: chiedete al commercialista e tartassate pure MyInps», suggerisce Milena». Voci che si sommano e disperdono nel mare del web, di lavoratori alla canna del gas. Di imprese agonizzati. Di cittadini impaludati da covid e crisi. Non garantiti dalle promesse di Stato. Voci che arrivano, drammatiche e ormai flebili, dal limbo della Cig dove anime perse girano a vuoto in cerca della Cassa Covid, predisposta dal governo nel Cura Italia del 17 marzo 2020, con il Paese chiuso per virus, e non ancora pervenuta.

Caos di governo e ritardo Inps: 1,2 milioni di lavoratori  alla canna del gas

Voci che il quotidiano ricostruisce e somma nel dettaglio. Con riferimenti a nomi, date, richieste e pratiche insolute. Fino alla drammatica conclusione: «Molte, troppe. Quanti lavoratori in attesa? Nelle 200 mila giacenze ci sono sia domande di Cassa integrazione con causale Covid-19 non esaminate. Sia pagamenti non effettuati: e qui il ritardo Inps è inspiegabile, visto che quando riceve dalle aziende il documento con gli Iban dei lavoratori (si chiama SR41) di solito è fatta. Corrispondono a 1,2 milioni di lavoratori in attesa. Un calcolo forse sottostimato, ma è quello che si ottiene con i moltiplicatori usati dall’Inps per le tre categorie di Cig: 14 lavoratori in media per ogni domanda di Fis (Fondo di integrazione salariale per il terziario), 3 per ogni domanda di Cig in deroga (piccole imprese sotto i 5 dipendenti) e 4 per ogni domanda di Cig ordinaria (manifattura). Ma la Cig veloce dov’ è?».

Cig veloce, anticipo bancario, regime speciale: che fine hanno fatto?

E, soprattutto, che fine ha fatto l’anticipo della Cig dalle banche? Risposta: non è mai partito. Quello del 40% in 15 giorni dall’Inps? Neanche. Per non parlare del regime speciale – nelle intenzioni teoriche in deroga a molti passaggi, compreso l’accordo sindacale, non necessario – andatosi a schiantare contro il muro che separa intenzioni progettuali e realizzazioni concrete. La riforma degli ammortizzatori, infine, quella sbandierata con la Cig unica e il via all’App Io, si è risolta in un sogno rimasto nel cassetto e pronto a rivelare i suoi risvolti da incubo. Dunque, venendo ad oggi, i sindacati ne dovevano discutere proprio in giornata con la ministra del Lavoro Nunzia Catalfo (M5S). Ma indovinate un po’? Incontro rinviato. E l’unica ancora a cui aggrappare per non sprofondare resta quella fornita dall’anticipo da parte delle aziende con liquidità in cassa: per 3,4 milioni di lavoratori. «Altri 3,5 milioni – riferisce sempre Repubblica – hanno aspettato i tempi Inps».

 

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