Bonafede ha fatto deflagrare il Conte 2 e ora sarà sacrificato. Tornerà a fare il DJ?

martedì 26 Gennaio 15:47 - di Adele Sirocchi
Bonafede

Giuseppe Conte ora cercherà di restare in sella offrendo posti. Come sta facendo ormai da giorni. E nelle trattative entra anche la poltrona da Guardasigilli di Alfonso Bonafede. E’ colpa sua, del resto, se alla fine Conte per evitare la figuraccia al Senato, ha dovuto piegarsi a percorrere la salita verso il Colle per andare a dimettersi.

Bonafede, sulla sua poltrona la trattativa è aperta

Colpa sua, di Bonafede, e della linea giustizialista del M5S che non è certo conciliabile con quelli dell’Udc. È stato Lorenzo Cesa – racconta La Verità – “nell’occhio del ciclone proprio per un’iniziativa giudiziaria dalla tempistica sospetta, a stroncare le speranze del presidente del Consiglio di attraversare la crisi senza passare per il Quirinale, affermando, a nome del gruppo dirigente dell’Udc, che «non saremo della partita e voteremo no a Bonafede»”.

Bonafede e la linea che rappresenta impediscono l’approdo dei centristi nel Conte ter

Un no cui si sarebbe aggiunto quello dei renziani. E la situazione non poteva che precipitare. “Sulla giustizia – scrive ancora la Verità – non potevano certo fare sconti i parlamentari di Forza Italia, che pure sono tentati dall’emulare Renata Polverini e Maria Rosaria Rossi e fare il salto in maggioranza, o chi è rimasto in mezzo al guado tra restare con Renzi e tornare a Nicola Zingaretti. O ancora chi, come i radicali di +Europa e i seguaci di Carlo Calenda, capitanati nelle due Camere dall’ex ministro Enrico Costa, hanno fatto del garantismo una ragione di vita. Senza dimenticare il netto diniego presentato a Conte dai parlamentari vicini al governatore della Liguria, Giovanni Toti, o i sovranisti che fanno riferimento all’ex grillino Gianluigi Paragone”.

Bonafede tornerà a fare il Dj?

Logico che nel Conte ter Bonafede non avrà spazio e dovrà forse tornare a fare il dj a Trapani col nomignolo di Fofò. Bisognerà vedere chi vorrà scegliere tra i due, Bonafede o Conte, il capo del M5S Di Maio. Ma una cosa è sicura: il rigido giustizialismo pentastellato dovrà smussare più di un angolo se l’operazione del nuovo governo affidato a Conte per la terza vota dovesse decollare.

Il M5S già lo ritiene sacrificabile

La caduta del ministro grillino, scrive Il Giornale, è data per certa anche nel M5S.  “Nel frattempo – continua Il Giornale -l’uomo del momento, suo malgrado, rimane in silenzio. Il profilo Facebook è fermo al 22 gennaio. Quello Twitter idem. Bonafede è accerchiato. I garantisti non lo tollerano più, gli iper-giustizialisti del suo partito lo accusano di aver tradito. Tra questi ultimi c’è Andrea Colletti, deputato grillino ormai più fuori che dentro il M5s. Uno che, a novembre 2018, diceva al Foglio: «Sulla prescrizione siamo perfino troppo buoni». Colletti ora infierisce: «Bonafede è carente, nessun dramma se lascia il ministero»”. Ma probabilmente Fofò non tornerà a fare il dj. “C’è chi è pronto a risarcirlo con un posto nel direttorio a cinque che sarà al vertice del Movimento”.

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