Bimba morta per la sfida su TikToK, i suoi organi salveranno la vita di bambini di Roma e Milano

venerdì 22 Gennaio 16:38 - di Giorgia Castelli
Bimba morta

Grazie a una parte del fegato, a un rene e al pancreas della piccola Antonella, la bimba morta ieri soffocata dopo una sfida su TikTok, altri bambini potranno continuare a vivere. Il prelievo per il trapianto è avvenuto all’ospedale dei Bambini di Palermo. I genitori non hanno consentito l’espianto delle cornee. Mentre non è stato possibile trapiantare il cuore della piccola vittima perché è risultato danneggiato. Nelle ore in cui i medici hanno fatto di tutto per salvare la piccola è stata somministrata, infatti, una elevata dose di adrenalina. E il cuore non è stato più trapiantabile. Anche il fegato era danneggiato ed è stato prelevato solo un lembo dell’organo che sarà trapiantato.

Due parti del fegato sono andati al Bambin Gesù di Roma insieme con pancreas e un rene. Il secondo rene è andato all’ospedale Maggiore Policlinico di Milano. A renderlo noto il direttore sanitario dell’Ospedale Bambin Gesù di Palermo, Salvatore Requirez.

Bimba morta, disposta l’autopsia

La Procura di Palermo che indaga sulla vicenda ha disposto l’autopsia. Secondo una prima ricostruzione la piccola avrebbe partecipato a una “challange” sul noto social secondo cui vince chi riesce a resistere più a lungo con una corda o una cintura al collo. La bambina si è legata la cintura dell’accappatoio alla gola, mentre era chiusa in bagno. A trovarla a terra, cianotica, è stata la sorellina che ha subito chiamato il padre. Ieri a mezzogiorno è stata dichiarata la sua morte cerebrale. Ieri sera i genitori di Antonella hanno deciso di donare gli organi della figlia. La madre è in avanzato stato di gravidanza, in attesa del quarto figlio.

Il parere dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza

«Le challenge sono delle sfide che si lanciano in rete e che attirano soprattutto i più piccoli. Spesso vengono inviate attraverso le chat o viste nelle piattaforme online. Sono ormai presenti da anni in rete e ciclicamente si rigenerano. Di “blackout challenge” per esempio se ne parlava già nel 2012». A dirlo all’Adnkronos la psicoterapeuta e presidente dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza Maura Manca. Non dunque una novità, anche se oggi questo tipo di prove si sono spostate maggiormente su TikTok, «perché è la piattaforma più scaricata al mondo, qualche anno fa erano su YouTube», ricorda la psicologa. Attenzione, «non vanno sottovalutate neanche le chat di messaggistica come Whatsapp attraverso le quali i bambini si mandano tantissimi contenuti non idonei per i minori», aggiunge.

Un rischio per i bambini

«Purtroppo all’interno di queste piattaforme, soprattutto su TikTok, navigano troppi bambini che possono entrare in contatto anche con contenuti che non sono in grado di filtrare e di valutare in maniera critica. Il fatto che sappiano usare uno smartphone non significa che abbiano la consapevolezza di quello che stanno facendo. Per questo non devono accedere ai social network da soli, nonostante poi il limite di età sia 13 anni. Per loro è divertente, fanno parte di una comunità e quando ci si diverte si abbassa il livello di percezione del pericolo».

I genitori, da parte loro, devono stare quindi al passo, «non sottovalutare i potenziali rischi». Se non conoscono tali sfide in rete, “difficile intervenire prima”, ragiona la psicologa. “Pensano erroneamente, e anche ingenuamente, che al proprio figlio non possano accadere cose così terribili. Mai abbassare la guardia, bisogna essere sempre informati sulle mode del momento – esorta Manca – Oggi i bambini sono bombardati e il rischio potenziale è molto alto».

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