Antifa infiltrato arrestato per l’assalto al Congresso, è il fondatore di Insurgence Usa

venerdì 15 Gennaio 11:53 - di Roberto Frulli

C’è un antifa estremista di sinistra e infiltrato fra gli arresti compiuti dagli agenti federali che stanno indagando sull’assalto al Congresso Usa del 6 gennaio scorso.

L’Antifa si chiama John Sullivan ed è stato arrestato dai federali nello Utah.

Sullivan non è uno qualsiasi, è il fondatore di un gruppo estremista di sinistra chiamato Insurgence Usa. Ed è accusato dagli invedtigatori di aver partecipato all’assalto al Congresso insieme ai sostenitori di Donald Trump.

Il 26enne antifa è il primo di estrema sinistra tra gli oltre 100 arrestati dal 6 gennaio ad oggi, tutti sostenitori di Trump e membri delle milizie di estrema destra.

In diverse interviste, Sullivan aveva cercato di sostenere che era presente ai fatti per documentarli come giornalista. Ma l’Fbi lo ha smentito. E lo accusa di aver partecipato in prima persona alle violenze.

In particolare l’agente speciale Matthew Foulger contesta all’Antifa una serie di dichiarazioni fatte in un video in cui incita alla violenza.

“Abbiamo fatto questo insieme, siamo parte della storia, bruciamo tutto”, si sente dire in un videoSullivan. Che, in un’altra parte del video portato dai federali come prova, offre il suo coltello per spaccare una delle vetrate dell’ingresso di Capitol Hill.

L’Fbi poi contesta, secondo “Politico”, il fatto che, in realtà, l’Antifa non aveva alcuna  credenziale o altro rapporto con testate giornalistiche. Insomma Sullivan ha mentito.

L’arresto dell’Antifa infiltrato fra i sostenitori di Trump rappresenta ora un grosso problema per la narrazione a senso unico fatta, finora, dal mainstream. E che carica di responsabilità Trump ed i trumpisti per gli scontri.

Immediatamente dopo l’attacco, infatti, diversi esponenti repubblicani più fedeli a Trump ed il presidente stesso hanno sostenuto che l’attacco al Congresso era dovuto alla presenza di diversi infiltrati dell’estrema sinistra Antifa.

Una versione dei fatti contestata e smentita come falsa da più parti, anche dal leader dei repubblicani alla Camera Kevin McCharty prima in un colloquio riservato con il presidente – “non erano Antifa, erano Maga, lo so, io c’ero”, avrebbe detto secondo le ricostruzioni – e poi anche nel suo intervento mercoledì durante il dibattito alla Camera della mozione di impeachment per Trump.

Ma ora gli ultimi fatti sembrano dargli torto. C’erano infiltrati all’assalto al Congresso. Ed uno di questi era certamente Sullivan.

E, intanto, il legale di Jake Angeli, l’uomo che con il suo copricapo da vichingo è diventato il simbolo dell’attacco al Congresso, ha presentato la richiesta di perdono presidenziale affermando che il suo assistito, che è stato arrestato la scorsa settimana, “ha accettato l’invito del presidente Trump a marciare su Pennsylvania Avenue verso il Campidoglio“.

L’avvocato Albert Watkins ha aggiunto che, in considerazione del “comportamento pacifico mostrato da Jacob Chansley“, che è il vero nome di Angeli, “sarebbe appropriato ed onorevole per il presidente concedergli la grazia“.

Lo stesso provvedimento viene chiesto per gli altri “individui pacifici che hanno accettato l’invito del presidente con intenzioni onorevoli”.

Durante il comizio prima dell’assalto, Trump ha detto ai suoi sostenitori di “combattere come all’inferno” per fermare la certificazione della vittoria elettorale di Joe Biden che era in corso al Congresso.

“Dopo marceremo ed io sarò con voi, marceremo verso Capitol Hill“, ha detto ancora il presidente contro il quale la Camera ha approvato l’impeachment con l’accusa di avere istigato l’insurrezione del 6 gennaio scorso.

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