Allarme da Londra: “La variante inglese del coronavirus è più mortale del 30 per cento”

venerdì 22 Gennaio 21:14 - di Davide Ventola
variante inglese

“Purtroppo le indiscrezioni sembrano confermate. La variante inglese B117 non è solo più contagiosa, è anche più letale: 30% in più”. Lo riporta su Twitter Giorgio Gilestro, neurobiologo e docente all’Imperial College di Londra.

Patrick Wallace, consulente scientifico del Governo, “dice che non c’è differenza di letalità tra gli ospedalizzati, ma c’è differenza di letalità tra i positivi e che l’incremento di rischio del 30-40% è comune a diverse fasce di età. La analisi non sono finali, ma la direzione per ora è questa”, conclude Gilestro in un tweet successivo.

L’annuncio di Boris Johnson: “Variante inglese grave, ma oggi abbiamo vaccinato 400mila persona”

La nuova variante del coronavirus scoperta in Gran Bretagna potrebbe essere “associata a un più alto grado di mortalità”. Lo ha detto il primo ministro britannico Boris Johnson in una conferenza stampa a Downing Street. “Ora sembra che ci siano alcune prove che la nuova variante possa essere associata a una più alta mortalità”, ha detto Johnson.

Il primo ministro ha detto che ci sono più di 38.000 persone in ospedale, il 78% in più rispetto al picco della prima ondata e più di 40.000 persone sono risultate positive nelle ultime 24 ore. Il servizio sanitario nazionale è sottoposto a notevoli pressioni ed è per questo che il pubblico deve seguire le regole, ha aggiunto Johnson. Sul lato positivo, ha affermato che nelle ultime 24 ore sono state effettuate 400.000 vaccinazioni.

“La variante sfugge al sistema immunitario”

«Una brutta notizia»: per l’immunologo Sergio Abrignani, dell’Università Statale di Milano, il fatto che la variante inglese sia più mortale del ceppo originario, se fosse confermato dai dati, evoca «lo scenario più negativo». La conseguenza sarebbe infatti un generale aumento della mortalità nei Paesi in cui questa variante sta circolando. Un virus può diventa più mortale per moti motivi, legati al tipo di mutazioni.

Per esempio, ha aggiunto Abrignani, alcune mutazioni potrebbero essere più efficaci nello scatenare la cosiddetta “tempesta di citochine” responsabile dei casi più gravi, oppure potrebbe legarsi più facilmente ai recettori presenti sulla superficie delle cellule umane, raggiungendo e infettando un maggior numero di cellule e aumentando quindi la gravità della malattia. Un altro possibile motivo, probabilmente fra i peggiori, è che possa sfuggire completamente agli anticorpi generati dal sistema immunitario: quest’ultimo non riesce più a eliminare il virus, che continua a lavorare sottotraccia.

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