Naufragio della Concordia, 9 anni dopo l’avvocato di Schettino impugna la sentenza: “E’ innocente”

martedì 12 Gennaio 18:31 - di Redazione

Entro la settimana, a Genova, depositeremo la richiesta di revisione della sentenza. Perché riteniamo ci siano prove significative. Che non sono state vagliate adeguatamente. Così come ne sono sopravvenute di nuove non prese mai in considerazione. Schettino non ha avuto alcuna responsabilità di omicidio colposo. Per il naufragio non impugneremo la sentenza, perché ci sono colpe del mio assistito”.

Naufragio Costa Concordia, parla l’avvocato di Schettino

A nove anni dal tragico naufragio della Costa Concordia, che causò la morte di 32 persone, parla Saverio Senese. L’avvocato dell’ex comandante Francesco Schettino, Saverio Senese. Che fa dell’ex comandante che abbandonò la nave in balia delle onde un eroe incompreso.

“La sua condotta è stata corretta”

“La condotta tenuta dal comandante durante il naufragio è stato corretta”. Così il legale di Schettino. Che parla dell’assistito come vittima di un errore giudiziario.

“Andiamo cavanti, aspettiamo la date del ricorso europeo”

Appena avvenuta la tragedia si è subito costituito. E’ stato condannato. Sta espiando la pena in silenzio nel carcere Rebibbia di Roma. Tante le richieste di interviste a lui sulla vicenda, ma le ha sempre rispedite al mittente. Si è rifiutato perché le sentenze si rispettano. Noi andremo avanti. Tra marzo e aprile – conclude – speriamo venga fissata la data del ricorso alla Corte europea“.

“Lo hanno infangato. Vogliamo la verità”

E ancora. “Porteremo avanti la battaglia che serve a ridargli la dignità che gli hanno tolto. Anche perché gli anni che gli restano da scontare non sono tanti. Il suo nome è stato infangato. Ma noi vogliamo la verità”. Per Senese frasi del tipo ‘non fare lo Schettino’, diventati luoghi comuni, non sono è accettabili.

La testimonianza del capo della polizia dell’isola del Giglio

A parlare c’è anche chi come Roberto Galli, capo della polizia  municipale del Giglio, offre tutta un’altra testimonianza. “Gli dissi di tornare a bordo, preferì restare lì, scelta che ha pagato. Le urla, il dolore, ricordo che non passa”. Fu lui a trovare Schettino sullo scoglio dopo che aveva abbandonato la nave. “Quando lo vidi, non accettò la mia richiesta, il mio consiglio, di tornare a bordo della nave. Se lo avesse fatto, sarebbe cambiata la sua posizione anche a livello processuale. Poteva e doveva dare una mano a chi stava combattendo per rimanere in vita e salvarsi. Ma in quel momento preferì rimanere lì, senza far nulla.

“Ma non è l’unico colpevole”

Secondo Galli, però, Schettino non è il solo responsabile. “Era il comandante della nave e come tale doveva essere l’ultimo ad abbandonarla. Ma non sono sue tutte le responsabilità. Esperienza di navigazione ne ho poca, ma sono un uomo di mare. Quella notte, una notte calma, tranquilla, senza nebbia né mare mosso, era impossibile non vedere il bagliore del porto. Le luci arancioni del faro. Vidi la rotta della Concordia, era spostata verso Sud. Chi era al comando in quel momento – aggiunge Galli – e non era certo Schettino, ha commesso un errore imperdonabile“.

 

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