Ruggeri contro il governo: «I nostri figli subiranno conseguenze gravi, non si può rinunciare a vivere»

martedì 15 Dicembre 13:33 - di Adriana De Conto
Enrico Ruggeri

Enrico Ruggeri, come suo costume, controcorrente. Bella intervista a Quarta Repubblica su Rete 4. Incalzato da Nicola Porro, il cantautore milanese non ha cercato consensi e applausi a prescindere, inseguendo il mainstream. Già in passato le aveva suonate al governo giallorosso, mettendo in discussione le misure restrittive delle libertà individuali adottate per contenere l’epidemia. Aveva criticato  la comunicazione improntata sul terrorismo psicologico: «In questo, credo, ci siamo trovati di colpo a vivere in una condizione dittatoriale, seppur una dittatura che non è passata per un esercito ma attraverso una comunicazione di tipo vagamente terroristico. Ci mettevano paura e poi ci offrivano la scappatoia per salvarci, rinunciare alla nostra libertà, appunto». Aveva detto intervistata da Tpi nel luglio scorso.

“Quando vedo un’ingiustizia non ce la faccio- dice a Porro- , sapere che i pescatori di Mazara del Vallo da 100 giorni sono ancora lì in Libia, mi fa rabbia e non se ne è parlato quanto si doveva”. Pungola  Luigi Di Maio e Giuseppe Conte. Ancora: “I nostri figli subiranno conseguenze per anni. Questa non socializzazione è un peso che porteranno per tutta la vita. Capisco che c’è un’emergenza, ma non possiamo rinunciare a vivere per la paura di morire”.

“Se nella storia – aggiunge Ruggeri – tutti avessero pensato alla salute non si sarebbe scoperta l’America e non si sarebbe combattuto per un’idea”. Gli avevano dato del negazionista riguardo la pandemia e lui aveva risposto così: «C’è chi beve tutto quello che viene detto e chi cerca di approfondire un po’, provando a ragionare. Non credo sia da “negazionista” dire che quando si danno i dati bisognerebbe comunicare chi sono i morti».

Enrico Ruggeri “fascista”

Nell’Italia delle etichette, il coraggio intellettuale di Enrico Ruggeri è una “boccata d’aria fresca”, commenta un utente Fb. Ruggeri  ha poi fatto un accenno a cosa significa andare controcorrente e venire etichettato. “I punk visto che erano vestiti di nero venivano pensati di destra“. Un esempio per spiegare l’origine della etichetta di “fascista” fin da giovanissimo, da quando era leader dei Decibel. Periodo in cui  ci voleva del coraggio a  rompere gli schemi “impegnati” della musica italiana e sperimentare nuovi linguaggi. Ma il suo essere “contro” gli schematismi lo ha accompagnato per tutta la vita.

Il nuovo romanzo

Lo dimostra il suo romanzo fresco di stampa, recensito si queste colonne, proprio pochi giorni fa , Un gioco da ragazzi. Un romanzo generazionale sugli Anni di Piombo raccontato senza “facili manicheismi e cercando di guardare tutto dall’alto. Non c’è un senso giusto della storia e forse non ci sono neppure buoni e cattivi. La sola cosa che puoi fare è capire chi aveva messo in moto quel “gioco da ragazzi” che è costato lutti, tragedia, vittime e troppo ragazzi morti giovanissimi…”. Nel romanzo Ruggeri  ripercorre quegli anni drammatici: l’omicidio di Sergio Ramelli, poi Primavalle, l’Italia dell’“uccidere un fascista non è reato”,  Acca Larenzia sino al caso Moro… “Una storia, insomma, da memoria condivisa reale, senza i distinguo e moralismi a senso unico”.

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