Roma, la protesta dei ristoratori torna in piazza: dal governo solo “elemosine” e “bugie”

mercoledì 9 Dicembre 11:53 - di Prisca Righetti
Protesta ristoratori a Roma

Monta la protesta dei ristoratori. E con le recriminazioni, aumentano indignazione e rabbia. Ristoratori, cocktail bari e albergatori si sono dai appuntamento oggi, in piazza a Roma (video da Mediasetplay). E non solo perché non hanno avuto ancora i famosi “ristori”. Ma anche contro coprifuoco e misure restrittive agite contro le loro attività. E a dispetto di analisi degli esperti consulenti di governo e logica decisionale. I rappresentanti di categorie protestano e le telecamere di Mattino 5 raccolgono e registrano il malcontento. Il Movimento imprese ospitalità, ai microfoni del programma di canale 5, rilancia le accuse. E ribadisce di non condividere la decisione di chiudere tutto. Anzi, di più: gli imprenditori che quel mondo rappresentano con la loro protesta non hanno ancora capito perché sono stati costretti a subire la mannaia e a chiudere. Così, impugnato simbolicamente il Dpcm, gli addetti ai lavori hanno portato con loro, nella protesta di piazza organizzata contro il governo, la bozza dell’ultimo decreto dell’esecutivo. Ma, rivista e corretta con la scritta in rosso che recita, drammaticamente: “Bugiardi”.

Roma, la protesta dei ristoratori torna in piazza

L’accusa, vergata in rosso, si riferisce al fatto che il 17 ottobre scorso il Cts, attraverso un suo verbale che ha anticipato l’ultimo Dpcm, ha comunicato al governo che, rispettando le indicazioni stilate nei decreti precedenti, ristoranti e bar avrebbero potuto continuare a lavorare. Ossia, stante il ricorso all’utilizzo delle mascherine. Il rispetto del distanziamento sociale. Il tracciamento dei clienti. E, ovviamente, l’igienizzazione obbligatoria dei locali, gli imprenditori di casa nostra già in ginocchio dal lockdown di marzo, avrebbero potuto mettersi in cucina e dietro i banconi, previo il rispetto delle prescrizioni previste per la prevenzione, attuate contro la diffusione dei contagi.

La protesta dei ristoratori al governo: «Bugiardi»

Non solo. Il mondo dell’accoglienza riunitosi questa mattina nei pressi della Stazione Termini della capitale, raggiunto dalle telecamere di Mattino 5, ha anche aggiunto un particolare degno di nota. Secondo cui il Cts, già da aprile scorso, avrebbe sollecitato per iscritto il governo a intervenire adeguatamente sui trasporti, con iniziative e provvedimenti mirati. Iniziative e provvedimenti mai varati. Una lacuna colmata semplicemente, denunciano i ristoratori, infierendo su locali e bar, trattati come «capri espiatori per coprire il mancato intervento sui trasporti» e le relative conseguenze e responsabilità. Una decisione ricaduta drammaticamente sui conti degli imprenditori.

Denunce e dati ai microfoni di Mattino 5

I quali, alle telecamere di Canale 5, hanno denunciato: «nel centro storico di Roma gli imprenditori della ristorazione hanno perso circa l’80% degli incassi. Nelle periferie della capitale la media delle perdite ruota intorno al 60% in meno del fatturato. Mentre nelle province del Lazio, e in tutta Italia, le cifre dei mancati incassi ammontano all’incirca a una media che va dal 55% al 60% delle perdite». Se poi consideriamo che, dichiara un manifestante a Mattino 5, «un ristoratore che ha perso 300.000 euro di guadagni, ha ricevuto a compensazione dei mancati introiti, 15.000 di ristoro… Si parla di un’elemosina». “Elemosina” che gli imprenditori del settore rispediscono al mittente al grido di: «Vogliamo solo lavorare. E farlo con dignità». Capendo, per esempio, perché i 30 coperti che si possono fare a pranzo, non si possono garantire a cena.

«Ancora non arrivano soluzioni serie»…

Una domanda, sostengono i manifestanti oggi in piazza, a cui già il verbale del Cts pregresso prevedeva una risposta positiva tra le righe. Ma che il governo ha disatteso, scaricando responsabilità e problemi sul mondo della ristorazione. Insomma, questa mattina a Roma il grido d’allarme degli imprenditori è stato sempre lo stesso: «Le nostre attività hanno subito significativi cali di fatturato, ma dal governo «non arrivano soluzioni serie». Concludendo drammaticamente che: «Di questo passo molti di noi non apriranno più le saracinesche»...

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