Renzi minaccia ancora Conte: «In tanti nella maggioranza mi danno ragione, qualcosa non va…»

sabato 12 Dicembre 12:41 - di Mia Fenice
Renzi

Matteo Renzi dopo il no alla riforma del Mes sferra un altro attacco al governo. Il leader di Italia Viva ribadisce ancora una volta il suo “no” all’idea di partorire un esercito di tecnici e una task force per gestire i progetti del Recovery Fund. «Sulla vicenda politica non ho nulla da aggiungere a questo discorso che ho fatto in Parlamento e sul quale in tanti mi state scrivendo», scrive sulla E-news.

Renzi e il “no” all’esercito di trecento consulenti

Ma poi sottolinea: «In queste ore montano le polemiche di chi dice che in piena pandemia non si può fare politica. Io ho un concetto diverso della parola politica. Se, davanti alla più grave crisi economica del dopoguerra, il Parlamento non può fare politica perché non può discutere di dove mettere i soldi dei nostri figli e il governo deve farsi sostituire da una task force di trecento consulenti significa che c’è qualcosa che non va. La cosa incredibile di questa vicenda è che privatamente tutti ci danno ragione e poi in pubblico, in molti, prendono le distanze».

Renzi: «La sfida del vaccino è la distribuzione»

Renzi poi parla del vaccino: «Il punto oggi non è discutere del numero delle persone ammesse al cenone: il punto, l’unico vero punto, su cui ci giochiamo i prossimi mesi è se siamo pronti con la distribuzione del vaccino. Perché le aziende hanno raggiunto risultati positivi sui vaccini in tempi record: tanto di cappello! E, tuttavia, siamo davanti alla più grande vaccinazione di massa della storia dell’umanità: occorrono mezzi, logistica, efficienza. Solo il vaccino mette ko il virus. E non basta comprare le dosi, bisogna gestirne l’operatività. Questa è la vera sfida per il nostro Paese e per l’Europa».

Il dietrofront del governo sui trasferimenti tra Comuni

E poi si sofferma anche sugli spostamenti tra i piccoli Comuni. «Trovo giusto che, se una nonna vive nel comune accanto a quello in cui risiedono i nipoti, almeno il giorno di Natale si possa condividere la festa, rispettando ovviamente i criteri di prudenza. Ben venga dunque il dietrofront del governo: negare trasferimenti tra Comune e Comune significa non aver chiaro che migliaia di municipi in Italia sono fatti da qualche centinaio di abitanti ed è sacrosanto che ci si possa spostare di qualche chilometro almeno per il pranzo di Natale»

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