Libia, “pescatori scambiati con scafisti”. Gasparri: “Conte deve spiegare subito come stanno le cose”

sabato 19 Dicembre 10:49 - di Federica Parbuoni
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Non solo i 108 giorni di sequestro e il “prezzo pagato” con la visita ad Haftar, nel disastro diplomatico messo a punto dal governo per la liberazione dei 18 pescatori di Mazara del Vallo vi sarebbe anche un’indicibile trattativa per l’estradizione di scafisti libici. In sostanza, i pescatori sarebbero stati liberati in cambio degli scafisti. “Non si possono mettere sullo stesso piano lavoratori onesti, sequestrati ingiustamente, e scafisti processati e condannati”, ha avvertito il senatore di FI, Maurizio Gasparri.

Il governo deve spiegare come stanno le cose

Sulla vicenda Gasparri ha presentato un’interrogazione urgente. E fin dai primi momenti aveva chiesto se per la liberazione dei pescatori vi fosse stata qualche tipo di trattativa tra governo e libici. “Ero stato facile profeta in aula a chiedere se il governo Conte avesse in qualche modo trattato con realtà libiche per ottenere l’auspicata e indispensabile liberazione dei nostri pescatori“, ha ricordato Gasparri, annunciando l’interrogazione urgente per sapere “come stanno le cose”.

La rivelazione: “Pescatori scambiati con 4 scafisti”

L’interrogazione nasce dall’esigenza di capire cosa ci sia di vero nelle rivelazioni del quotidiano panarabo Asharq Al-Awsat, che citando “fonti libiche ben informate, afferma che l’accordo di scambio di prigionieri con l’Italia si è concluso sullo sfondo di una mediazione regionale che riguarderebbe l’estradizione di quattro cittadini libici condannati in Italia come scafisti“.

Gasparri: “Conte chiarisca subito”

“Voglio sapere con urgenza – ha avvertito il senatore azzurro – se ciò sia vero. Non si possono mettere sullo stesso piano dei lavoratori onesti e liberi, sequestrati ingiustamente e degli scafisti processati e condannati nel nostro Paese. Come stanno le cose? Ce lo dicano subito e alla luce del sole. Lo chiedo a Conte pubblicamente. Noi abbiamo chiesto la liberazione dei lavoratori ingiustamente rapiti, ma riteniamo che non possano essere equiparati a degli scafisti e trafficanti di persone che invece – ha concluso Gasparri – devono rimanere a scontare la loro pena in Italia”.

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