Gerry Scotti prende di petto Conte e Renzi: “La gente non arriva a fine mese e voi…”

sabato 19 Dicembre 12:19 - di Federica Argento
Gerry Scotti

Gerry Scotti contro il governo Conte. E contro i “balletti” di Matteo Renzi . Una voce che non ti aspetti.”Parlano di rimpasti mentre la gente muore di fame”.  Sembrano giudizi banali, ma questo governo ha causato come non mai  la rabbia di tanti conduttori e personalità dello spettacolo. Che, chi con ironia, chi con parole acuminate, si sono esposti a giudizi negativi sull’operato dell’esecutivo sulla pandemia, sui divieti, sull’economia.  Ed ora anche sul braccio di ferro che ha luogo in seno al governo tra Italia Vita e il premier. Raramente si è vista la critica politica trasferirsi sulla bocca di anchorman di programmi di intrattenimento quasi quotidianamente. Anche il conduttore di Mediaset di fronte alla situazione politica del Paese non può che puntare il dito contro il governo:

Gerry Scotti a muso duro

Gerry Scotti dai microfoni di Rtl 102.5 ha tuonato:“Questa mattina come tutte le mattine mi sono guardato un po’ di telegiornali su varie reti, cosi mi faccio un’idea: che i partiti politici passino il tempo, sotto Natale, con tutte queste difficoltà a litigare e a parlare di rimpasti lo trovo disarmante. Di fronte alla situazione di tanta gente che ha il problema di arrivare a fine mese”, ha tuonato ai microfoni di Rtl 102.5.

L’appello di Gerry Scotti, conduttore molto amato e persona sensibile, riporta un umore popolare sentito e diffuso. Per questo non c’è dubbio che i suoi bersagli diretti siano  Giuseppe Conte e Matteo Renzi, da giorni impegnati in un tira e molla che  non preclude a soluzioni efficaci e determinanti per la vita delle persone. Sembra un duello a chi possa ottenere di più , insomma un esercizio di veti incrociati che lascino i problemi della gente, delle categorie in ginocchio allo stesso punto di partenza: il collasso.

“Che diano almeno un senso di serenità”

“Per lo meno – è l‘amara conclusione di Gerry Scotti- che si mettano d’accordo e ci diano un senso di serenità almeno da quel punto di vista. Questa situazione di litigiosità in Parlamento è aumentata in quantità e peggiorata come qualità. Io ho fatto parte di quella prima Repubblica in modo marginale. Quando passavo io i grandi capi sorridevano, ma smettevano di parlare di ciò di cui stavano parlando”.

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