De Benedetti entra nel cda della Treccani. Chissà se sarà pluralista quanto il fascista Gentile

mercoledì 30 Dicembre 16:54 - di Marzio Dalla Casta
Treccani

La notizia è di quelle destinate esclusivamente agli addetti ai lavori, in questo caso cultura ed editoria. Tanto è vera che a darla è stata una testata di settore come Prima Comunicazione. Ma letta in controluce, non manca di evidenziare un certo spessore politico. Eccola: il 21 dicembre scorso la Fondazione Domani, grazie ad un versamento di tre milioni di euro, è tra i soci dell’Enciclopedia Italiana fondata nel 1925 da Giovanni Treccani e Giovanni Gentile. Fin qui sembra la solita news della celebre agenzia Estikatzi. Ma inoltrandosi nella lettura ci si accorge che non è proprio così perché dietro la new entry, in qualità di editore di Domani, c’è Carlo De Benedetti. Che in tale veste siederà nel cda della Treccani.

L’Ingegnere ha versato 3 milioni

L’Ingegnere è preceduto da solida fama di mecenate. Sta alla cultura come un principe rinascimentale. Prova ne siano, appunto, i tre milioni sborsati per sostenere un monumento del sapere quale indubbiamente è l’Enciclopedia Italiana. Ma non è questo il punto. Non è certo sulla capacità della sua tasca che nutriamo qualche dubbio quanto nella sua concezione della democrazia. Almeno quella sciorinata in tv qualche settimana fa davanti ad un’estasiata Lilly Gruber, quando si disse sicuro che «l’Europa non avrebbe mai consentito ai sovranisti italiani di governare». Parole che a buon diritto elevano De Benedetti a guida suprema dei tanti che si dicono democratici fino a quando le altrui opinioni coincidono con la propria.

A collaborare alla Treccani il filosofo chiamò anche antifascisti

Affidare le scelte editorial-culturali della Treccani a uno così è davvero come offrire la presidenza dell’Avis al conte Dracula. Tanto più che persino durante il Ventennio, la Treccani restò culturalmente autonoma. Merito soprattutto di Gentile, che ne fu il primo direttore scientifico nonché animatore dell’edizione del ’25. A collaborare alla nuova impresa, scrive Amedeo Benedetti, il filosofo «chiamò 3266 studioso di diverso orientamento, compresi ebrei e antifascisti». Chissà se l’Ingegnere lo sa. Speriamo ne tenga conto. Non vorremmo che fra un po’ in Treccani si cominci a mormorare che si stava meglio quando si stava peggio.

 

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