“Da Rai3 fango sulla destra e sulla Meloni”. FdI attacca Di Mare e gli chiede conto di ascolti e costi

giovedì 10 Dicembre 11:10 - di Lucio Meo

Giorgia Meloni lo aveva profetizzato, poco prima che andasse in onda il programma di Sigfrido Ranucci, su Rai3, come al solito sempre molto attento alla destra e alla Lega. “Taglieranno le mie risposte”. E così era andata, senza dimenticare divulgazioni del tutto improprie di intercettazioni relative al governatore dell’Abruzzo Marco Marsilio, esponente di Fdi. Oggi, in Commissione di Vigilanza, Daniela Santanché e Federico Mollicone hanno chiesto conto di tale accanimento al direttore di Rai3 Franco Di Mare.

Fdi contro il “fango” di Rai3 sulla destra

“Abbiamo incalzato il direttore di Rai3 Di Mare sugli ascolti reali della rete, sui costi di ‘Titolo V’ e sull’eventuale conflitto fra il ruolo di direttore di rete ricoperto e la conduzione di ‘Frontiere’ e, in particolare, sui metodi del giornalismo di Report e la loro collaborazione con il consorzio giornalistico internazionale OCCRP”. Lo hanno affermato i parlamentari di Fratelli d’Italia e commissari di Vigilanza Rai Federico Mollicone e Daniela Santanchè, che nell’audizione del direttore di Rai3, Franco Di Mare, in commissione di Vigilanza, hanno parlato dell’esistenza di un “metodo Report, che è una “macchina del fango” e che fa uso di “manipolazione”.

“L’aumento percentuale che viene raccontato sui giornali di Rai3 – hanno aggiunto Santanché e Mollicone – è soprattutto trainato dagli ‘asset’, i servizi di informazione come il Tg3 e i TgR, grandi bacini di utenza in questo periodo, e dallo spostamento di Fazio, che comunque porta alti numeri. I programmi di rete, infatti, sono in ribasso, come Agorà, ad esempio. Su ‘Titolo V’, ci chiediamo come mai un programma da 2% di share in prima serata, nonostante il target di Rai3, debba avere due studi fra Roma e Napoli e quali siano i costi”

“Inoltre – hanno proseguito i due esponenti di Fdi – ci chiediamo quale sia l’operatività della nomina di Ranucci a Vicedirettore, date le deleghe attribuite che, fondamentalmente, riguardano solo la sua trasmissione. Il ‘metodo Report’ è sempre lo stesso: interviste tagliate, come successo con Giorgia Meloni; informazioni riportate parzialmente; la negazione del diritto di replica, come avvenuto con Marsilio. Persino vicende come quella di Giuli, che ha visto violata la propria privacy con la messa in onda di una mail privata. Ci chiediamo se queste modalità del giornalismo investigativo non possano essere contrarie al Contratto di Servizio, in particolare il principio di indipendenza, e della deontologia professionale”.

La denuncia di Giorgia Meloni

“Pare che la trasmissione Report si occuperà nuovamente di Fratelli d’Italia – aveva scritto la leader di FdI il giorno prima che andasse in onda la puntata di Report che si occupava di un ex esponente del partito coinvolto in inchieste giudiziarie – . Ho rilasciato loro una intervista a settembre, durante la campagna elettorale per le elezioni regionali, sui casi di arresto che avevano coinvolto esponenti del nostro movimento. Ho risposto come sempre con sincerità e chiarezza alle domande che mi venivano poste. Purtroppo da una anticipazione che Report ha pubblicato di ciò che manderà in onda scopro che le mie risposte sono state tagliate e montate senza alcun rispetto. Vi propongo l’intervista integrale perché ciascuno possa valutare la buonafede e la serietà del programma del servizio pubblico.
Chissà, magari si convincono anche loro a mandarla in onda, come sarebbe d’obbligo su un tema così delicato”.

Di seguito, l’intervista non tagliata.

La Rai si difende sulla telefonata di Marsilio

“L’intercettazione della telefonata avvenuta tra il comandante generale Angelo Giuliani e il comandante del I Gruppo Stefano Napoli che chiama in causa l’allora onorevole Marco Marsilio, riportata nella puntata di ‘Report’ del 23 novembre, era “determinante anche ai fini giornalistici dell’inchiesta di Report, per dimostrare il ruolo che il comandante generale Napoli ha ricoperto nell’ambito delle indagini condotte dal Corpo di polizia locale di Roma e finite in procura con grande ritardo, indagini sulle quali è tutt’oggi aperto un processo presso il Tribunale di Roma che vede quattro vigili accusati di estorsione”. E’ quanto afferma la Rai, nella risposta inviata alla commissione di Vigilanza alla interrogazione sul tema presentata dagli onorevoli Daniela Santanché e Federico Mollicone di Fdi.

“In via preliminare – scrive la Rai – si ritiene opportuno sottolineare che l’intercettazione della quale ha trattato la puntata di Report in oggetto, avvenuta tra il comandante generale Angelo Giuliani e il comandante del I Gruppo Stefano Napoli che chiama in causa l’allora onorevole Marco Marsilio, risale all’11 settembre del 2011 ed è contenuta nel fascicolo di indagine aperto dalla Procura di Roma nei confronti del comandante Giuliani e confluito in un processo finito in prescrizione”. Secondo la Rai, quella intercettazione è giudicata essenziale dai magistrati, per esplicitare il rapporto tra i due comandanti, essa è quindi determinante anche ai fini giornalistici dell’inchiesta di Report.

Franco Di Mare esalta i risultati di Rai3

Rai3 è “la rete con le migliori performance autunnali”. Franco Di Mare, nel suo intervento introduttivo nell’audizione che lo vede protagonista stamattina in commissione di Vigilanza, ha colto “l’occasione per presentare la rete che sono stato chiamare a dirigere ad interim”.

“Autorevolezza e fiducia” sono per Di Mare le caratteristiche dietro il successo di Rai3, che “produce quasi tutto quello che manda in onda, oltre il 93%”. “Informazione, approfondimento, divulgazione” sono le parole chiave della proposta editoriale, ha spiegato Di Mare. Una proposta che paga, visto che se la platea televisiva con la pandemia “è cresciuta di circa un milione e 200.000 telespettatori”, “tanta parte di questo nuovo pubblico ha scelto Rai3”, ha detto Di Mare.

Nessuna autocritica sull’informazione “a senso unico” denunciata da Fratelli d’Italia con quei servizi che mischiano insieme la destra di Fdi, CasaPound, Forza Nuova, la P2 di Gelli, il nero finanziario. Mancano solo la Banda Bassotti e gli Ufo fascisti.

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